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La ricetta della felicità secondo Elena Varvello

LIbri/Elena Varvello

INTERVISTA Le colpe dei padri davvero ricadono sui figli? Un romanzo sulle dinamiche familiari ma anche un meccanismo a orologeria, un libro scritto benissimo “La vita felice” di Elena Varvello (Einaudi, p. 186, euro 18,50) che ha cercato la voce del suo protagonista Elia, per sei anni. Un solitario che dopo 30 anni rievoca nel romanzo una storia accaduta quando ne aveva 16.

Cosa ci dice di nuovo questo libro sulla famiglia?
Il libro racconta una storia antica. Ciò che spero sia nuovo è lo sguardo sui nostri genitori e i nostri figli, le persone che crediamo di conoscere. Anche se non le conosceremo mai del tutto, dovremmo però sforzarci di immaginare il mondo e la vita coi loro occhi.

Il padre del ragazzo protagonista è stato licenziato e comincia a comportarsi in modo strano. Quanto i fatti sociali influenzano i gruppi familiari?
Molto. Perdere il lavoro, ad esempio, può esercitare su una famiglia una pressione dirompente e violenta, nonostante l’amore che diamo e riceviamo. Ci si può sentire falliti o finiti, e allora tutto quell’amore può non bastare.

Una ragazza rapita su un furgone e sparita nei boschi. Viene in mente la storia di Yara. Ci sono riferimenti all’attualità?
Anche questa è una storia che si ripete, purtroppo. Ciò che conta, però, nel romanzo, non è tanto il rapimento, ma cosa possa spingere un uomo a un gesto così terribile, soprattutto quando quest’uomo è il proprio padre. Quel che davvero m’interessava raccontare è se sia possibile perdonare, e come.

Come mai la scelta di questo titolo? Che cos’è una vita felice? Ricucire le ferite del passato?
Tutti noi, almeno una volta, ci siamo detti: “Merito la felicità”. Viviamo la felicità come un diritto, eppure la vita ci infligge ferite profonde, davanti alle quali questa rivendicazione si svuota di senso. La domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi è: “Cosa significa davvero essere felici?”. Forse, come dicevo, questo ha a che fare con la capacità di perdonare e di provare compassione, nel suo significato più autentico.
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

 

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