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Il potere delle donne era mostrare il seno

ROMA Il petto come arma, e non di seduzione: c’è stata un epoca in cui mostrare il seno, grazie a profondissime scollature che arrivavano a lasciare scoperto il capezzolo, era un mezzo di affermazione politica. 

Accadeva nel Cinquecento, a Venezia, quando la Spagna controllava tutta la penisola italiana, con l’unica eccezione della Serenissima. Più le spagnole si vestivano di nero e accollate, più le veneziane si mostravano colorate e scollate.

Le testimonianze sono numerose: nel settembre 1472 la giovane nobildonna Caterina Corner si imbarca per raggiungere il suo promesso sposo, Giacomo II Lusignano, e  diventare regina di Cipro. Il cronista Antonio Colbertaldo riferisce che «né havea sì ascoste le mammelle nel velo ch’alquanto non si mirassero».

Oltre un secolo dopo, le cose non sono cambiate: Cesare Vecellio, nel suo “Degli habiti antichi et moderni” (1590), descrivendo i vestiti delle gentildonne veneziane afferma che il corpetto rimane basso e aperto in modo che «quasi si vedono tutte le mammelle».

Negli stessi anni il viaggiatore inglese Thomas Coryat riporta: «Quasi tutte le donne, sposate, vedove e ragazze da marito, vanno in giro col seno tutto scoperto, molte scoprono anche le spalle quasi sino a metà della schiena».

Attenzione però, perché le ragazze da marito potevano sì mostrare il seno, ma non il viso. Vivevano relegate in casa e quando uscivano, rigorosamente accompagnate dai maschi di famiglia, dovevano essere velate in modo che nessuno potesse scorgerne l’aspetto.

Il petto continuerà a essere generosamente esibito. Nel secolo successivo, a Milano, le gentildonne usano indossare seni di cartapesta; offrono due vantaggi: aumentano le dimensioni e riparano dal freddo. 

ALESSANDRO MARZO MAGNO  
Autore di “Con stile. Come l’Italia ha vestito (e svestito) il mondo”

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