Mobilità

Con economia collaborativa possibili benefici per tutti

Uber

Le forme innovative di mobilità urbana, sempre più apprezzate, sono ancora al centro di infuocate polemiche. Metro ne ha parlato con Carlo Tursi, general manager di Uber Italia.

Ingegner Tursi, in Italia e in Francia Uber non riesce a passare. La politica non ritiene di dover liberalizzare il trasporto passeggeri su auto, evidentemente il servizio Taxi e Ncc funziona bene così. Non le sembra il caso di arrendersi?
La Francia è per Uber un mercato chiave in Europa. ll quadro normativo è più aperto al mercato e alla concorrenza e centinaia migliaia di utenti possono usare servizi diversi. Da UberBlack, servizio premium con vetture di alta gamma a UberX, autisti professionisti con utilitarie fino a uberPool, nuovo servizio di car pooling. In Italia invece abbiamo solo UberBlack a Milano, Roma e Firenze. La domanda però  è tanta e in crescita e il futuro del settore va sempre più verso una mobilità integrata, questo ci spinge a non gettare la spugna ma a lavorare sempre di più.

Se gli autisti di Uber potessero lavorare con tariffe libere e low cost, taxi e Ncc chiuderebbero bottega. Perchè dovrebbero consentire il vostro ingresso sul mercato?
Aggiornare la normativa che regola il trasporto pubblico non di linea non rappresenterebbe la fine di un settore. Creare un contesto dove è possibile diversificare e integrare diversi servizi di mobilità aumentando il numero di persone che lasciano a casa l’auto a favore di servizi alternativi, lo abbiamo osservato all’estero, apre nuove fasce di mercato anche per taxi e Ncc.

Voi in sostanza predicate la fine della licenza di servizio. Basta che uno abbia la patente, un’auto assicurata e la vostra app e dovrebbe poter fare l'autista a pagamento. Pensi se fosse così con i negozi, le edicole, i bar… città totalmente deregolamentate sarebbero più smart?
Non vogliamo la deregolamentazione, ma norme chiare e al passo con i tempi, per un settore in  espansione. L’economia collaborativa è un’opportunità e a ribadirlo è stata proprio l’Unione Europea, che ha invitato gli Stati membri a rivedere le regolamentazioni troppo restrittive che ne stanno impedendo lo sviluppo.

In alcune delle principali città italiane stanno per arrivare nuovi sindaci. Ci dia e dia loro qualche buon motivo per aprire una riflessione sul servizio Uber e sfidare le ire di tassisti e Ncc. Perchè gli dovrebbe convenire aprire questa pratica?
In Francia Uber ha rappresentato per il 45% dei driver l’occasione per tornare ad avere un’occupazione dopo oltre un anno di disoccupazione, in America i servizi di ride-sharing rappresentano una risorsa per anziani e giovani. Questi sono esempi che ci piacerebbe portare anche in Italia, lavorando assieme a chi ha a cuore il bene dei cittadini.

Esistono città dove Uber funziona bene e tassisti e Ncc non hanno chiuso bottega?
Dagli Stati Uniti all’Australia, dal Messico all’India, alle Filippine, fino a Paesi più vicini del Nord Europa come Estonia e Lituania il legislatore ha regolato (o sta regolando) il fenomeno del ride-sharing. In nessuno di questi Paesi taxi o Ncc hanno dovuto chiudere bottega. Inoltre in molti Paesi l’app di Uber è già utilizzata da decine di migliaia di tassisti che lavorando di più anche grazie alla nostra piattaforma.

 La vostra cifra è stata sempre l’innovazione tecnologica. Altri si stanno attrezzando in tal senso, pensiamo alle app di alcune sigle di tassisti. Alla fine consentendo ad autisti non professionisti di entrare sul mercato si produrrebbe soltanto una riduzione delle tariffe. Ma guadagnando sempre meno gli autisti (quelli di Uber e gli altri) non finiranno per lavorare 16 ore al giorno, tagliando sulla manutenzione delle auto e alla fine creando persino problemi di sicurezza?
Uber è un’applicazione che mette in contatto persone che hanno bisogno di spostarsi con autisti che soddisfano questo bisogno. Con un clic la tecnologia ci consente di prenotare una corsa, ma anche valutare la qualità del servizio e di chi l’ha effettuato mantenendone alto il grado di sicurezza. All’aumento della domanda non corrisponde solo una riduzione dei costi per l’utente ma anche un incremento nell’utilizzo del servizio e di conseguenza degli introiti dei driver. In altri termini, aumenta la produttività e i loro guadagni rimangono stabili, o crescono.

METRO

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