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Cucchi, per il procuratore è come Giulio Regeni

caso cucchi

ROMA «Per Cucchi quell’ospedale era l’equivalente di un lager. La sua morte orribile e tragica ricorda per certi versi quella di Giulio Regeni». Così il procuratore generale Eugenio Rubolino nella lunghissima requisitoria con la quale ha chiesto ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma di condannare i cinque medici dell’ospedale Sandro Pertini che ebbero in cura Stefano Cucchi (nello specifico, ha chiesto quattro anni di carcere per il primario e  tre anni e sei mesi per gli altri quattro medici).  Per tutti l’accusa è quella di omicidio colposo. Stefano Cucchi morì il 22 ottobre 2009 nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini, dove fu ricoverato dopo l’arresto. I cinque camici bianchi, dopo la condanna in primo grado, furono assolti in secondo. Giudizio, quest’ultimo, annullato dalla Cassazione e tornato in aula davanti alla Corte d’Assise d’Appello. «Cucchi  è stato trascurato  nella sua degenza, non è stato per nulla curato - ha detto il Pg -  fino all’ultimo al ragazzo è stata somministrata solo acqua. Al momento del decesso il suo peso si aggirava sui 37 kg».

Niente attenuanti
Per il Pg gli imputati non possono meritare la concessione di attenuanti generiche, anche se incensurati. «La realtà è che questa vicenda presenta profili di colpa ai confini di un dolo eventuale, una colpa con previsione, colpa gravissima».

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