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Pma, far west delle norme In 4 regioni diritti negati

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FAMIGLIA. In un Paese in cui il tasso di natalità è sempre più in calo e le cause del decremento delle nascite sono spesso associate alle difficoltà di tantissime coppie di concepire naturalmente, il diritto di avere un figlio utilizzando tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma) sia omologa che eterologa non è ancora sancito per tutti. Se in Italia continua ad aumentare il numero dei centri di fecondazione e quasi due su tre sono privati, in molte regioni regna il far west normativo e in ben quattro l'accesso alle tecniche è precluso a chi non paga interamente di tasca propria. È quanto emerso al convegno “La Tutela della Salute Riproduttiva”, organizzato di recente a Roma da Pamegeiss, Società Scientifica di Genetica e Infertilità dei Paesi del Mediterraneo. 
L'Italia presenta «una situazione a macchia di leopardo per quanto riguarda i limiti di età fissati per l'accesso alla Pma in convenzione, con liste d'attesa infinite durante le quali, spesso, scadono i termini previsti», sostiene Gianni Baldini, professore di Biodiritto presso l'Università degli Studi di Firenze. La Conferenza delle Regioni ha introdotto a settembre 2014 il limite di 43 anni per l'accesso alla fecondazione sia omologa che eterologa, che non è contemplato dalla Legge 40 del 2004 e che prevede anche il pagamento di un ticket nel pubblico e nel privato convenzionato. Alcune regioni hanno ritenuto di alzare questo limite, come per esempio il Veneto che lo ha portato a 50 anni. Ma il tetto oscilla dai 45 anni in Emilia Romagna ai 43 del Lazio. Il costo medio di una fecondazione omologa o eterologa in un centro pubblico è di 3 mila euro, mentre nelle strutture private può arrivare a superare i 10 mila.  Varia  anche la possibilità di avere rimborsi. 

Problema di rimborsi

 Le regioni commissariate, non avendo questo tipo di prestazioni nei Lea, che possono essere sia regionali che nazionali, non rimborsano il costo della prestazione anche se la coppia che si sottopone a tecniche di Pma va fuori dalla regione di residenza. Di fatto, quindi, ci sono 4 Regioni (Campania, Basilicata, Calabria e Puglia) in cui «è negato il diritto di avere un figlio», denuncia l'avvocato Filomena Gallo, segretario nazionale dell'associazione Luca Coscioni che ha annunciato di voler procedere legalemente. Si tratta di Regioni in piano di rientro che non hanno ancora recepito il documento della Conferenza Stato-Regioni per la fecondazione assistita, sia eterologa che omologa. «Di fatto ci sono cittadini bloccati, che non possono nemmeno rivolgersi a centri pubblici di altre Regioni perché sono stati  bloccati anche i rimborsi delle prestazioni effettuate lontano dal luogo di residenza- spiega l’avvocato Gallo - È come se un malato di cancro non potesse andare in ospedale a curarsi e nemmeno viaggiare in un’altra Regione per  avere assistenza, perché l’infertilità e la sterilità sono a tutti gli effetti delle malattie.  Urge un immediato aggiornamento dei Lea, che da un anno giacciono in Stato-Regioni».

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