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Quando lo studente copia dal web

Scuola/Studenti e web

ROMA Quando correggono le verifiche, a volte, gli insegnanti non sanno se ridere o piangere: perché non si sa bene dove finisca l’ingenuità dello studente e dove inizi il tentativo di prendere in giro l’adulto. Capita così di leggere il tema di un alunno sedicenne che, descrivendo la sua famiglia rigorosamente copiata da un blog, racconti della bellezza di avere dei figli quindicenni; oppure analisi del testo in cui alunni riconoscano a vista, e senza avere mai studiato una lingua classica, latinismi e grecismi opportunamente ricercati in rete.

Immaginate l’ilarità mista a tragedia dei successivi chiarimenti: «Mi spieghi come fai a dire che umano è un latinismo se non sai il latino?», «Ma prof., ho copiato solo quello, e comunque non l’ho copiato da internet, i latinismi giravano in classe». 

Così l’insegnante scopre che in classe si spacciano vocaboli.

Al di là delle situazioni paradossali, il punto è che l’informazione diffusa in rete permette, come sappiamo, un rapido accesso ad ogni possibile dato: basta guardare verso il banco sbagliato e l’informazione richiesta dalla verifica sta già sullo smartphone.

Certo, ci sono strumenti che vengono in soccorso dei docenti, software per scovare i plagi o le somiglianze sospette: ma come sempre più spesso accade, tutto ciò si risolve in tempo di lavoro aggiuntivo (e non pagato) richiesto all’insegnante. 

Soprattutto, rimane aperta una questione: e se iniziassimo a pretendere dagli alunni di accedere tranquillamente alla rete durante le verifiche, ma di citare degnamente le loro fonti, vagliarle e rielaborare ciò che trovano? È un fatto che, nella vita, ai ragazzi verrà richiesto di esercitare il loro sapere critico più che di sciorinare il loro nozionismo; quali sono le competenze da mettere in campo? Quali quelle che la scuola sviluppa scientemente? 
Come docenti, quali domande ci poniamo quando un alunno copia?

Certo, occorre la sanzione: una violazione delle regole è di per sé un atto che va valutato per quello che è; ma ripensare la didattica per i nuovi tempi rimane il vero e grande problema degli insegnanti alle prese con la società dell’informazione diffusa e della teoria della complessità.

SEBASTIANO CUFFARI

 

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