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Bambini iperattivi e disturbi dell'apprendimento

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SCUOLA Oggi giorno nelle scuole si sente molto parlare di iperattività correlata spesso a disturbi di apprendimento noti come ADHD. Come professionista credo che l'iperattività sia una condizione reale che si manifesta però in vari gradi, proprio come la pressione alta, il colesterolo e l'autismo.

La descrizione del bambino ritenuto iperattivo in genere è la seguente: “Non si ferma mai un minuto, non si concentra…”. Nulla di più indefinito!  Si conosce ancora molto poco sulle origini e le cause del “disturbo” e ad oggi ancora si ignorano quali debbano essere i suoi confini. Dove va posizionata l’asticella oltre la quale si possono ritenere tali comportamenti patologici?

L’osservazione del comportamento ritenuto “iperattivo” rappresenta una prima utile risorsa per arrivare ad una valutazione obiettiva: scuola e famiglia hanno il compito di monitorare insieme la problematica emergente per un periodo sufficientemente lungo e senza sentire l’urgenza di arrivare necessariamente ad una diagnosi, altrimenti si corre il pericolo di inglobare il bambino in un circuito forzatamente patologico che spesso non lo riguarda affatto e che inoltre andrebbe ad incidere negativamente sulla sua autostima.

Risulta di conseguenza importante stare attenti alle semplificazioni rischiando in tal modo di  bollare come iperattivi bambini che, attraverso il loro comportamento irrequieto, stanno invece  “denunciando” un disagio, magari solo temporaneo ed occasionale. Ogni apprendimento nasce attraverso un processo che è insieme affettivo e cognitivo, all’interno del quale, recuperare una buona relazione può aiutare a sbloccare problematiche emozionali.

 

MARTA FALAGUASTA

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