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Carofiglio: scrivere mi fa molta paura

libri/Gianrico Carofiglio

INTERVISTA Trenta racconti da tre pagine ciascuno per catturare in un lampo narrativo vite e verità di una moltitudine di personaggi. È la nuova scommessa di Gianrico Carofiglio, che con “Passeggeri Notturni” (Einaudi, pp 104, € 12,50) dimostra di sapersi trovare assolutamente a proprio agio anche nella shortest story.

Chi sono i passeggeri notturni del suo libro?
Sono uomini e donne che si incontrano nel cuore della notte e passano il tempo a raccontare e a raccontarsi per il puro piacere di farlo. Qualcosa di non molto lontano da quello che accade  in “Mille e una notte”, per dare un’idea.

È stato difficile lavorare in termini di totale sinteticità?
Io credo che il concetto di “restrizione”, inteso anche in senso di misura ristretta, aiuti molto chi deve creare, perché ti costringe a prestare maggiore attenzione tanto in termini di lingua che di stile. Inoltre sono convinto che l’essenzialità favorisca l’identificazione del lettore con il personaggio.

Quest’opera nasce da un progetto-disegno ben preciso?
No, anche perché il fatto di non conoscere bene l’oggetto della sua indagine pone lo scrittore in una condizione di ricerca molto più feconda e acuta.

Quindi il piacere della scrittura deve essere ricondotto tutto a una sorta di ricerca nel buio...
Certo, anche se ritengo che scrivere non sia affatto un atto così piacevole come tutti credono. Anzi, penso francamente che spesso sia una cosa terribile perché ti fa scontrare con molte paure, lo ritengo un modo pericoloso di cercare il senso delle cose. Può essere paragonato a quello che fa il bambino che guarda spaventato sotto il letto. Mi sento molto più tranquillo e rilassato quando devo correggere o limare, piuttosto che quando devo creare.

Pensa che a breve tornerà con una nuova avventura di Guido Guerrieri?
Sì, forse anche l’anno prossimo.

Le è costato molto abbandonare la magistratura?
Sì, ho pianto il giorno in cui mi sono dimesso. Si può fare il magistrato e lo scrittore di secondo lavoro, ma non viceversa.

DOMENICO PARIS

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