Scuola

Quattro referendum per rimediare alla Buona Scuola

#labuonascuola

SCUIOLA. Quasi un anno, ormai, è passato da quando la sedicente Buona Scuola è divenuta legge (la 107/2015): un anno di applicazione che ha più che confermato le previsioni critiche levate a suo tempo contro il ddl. Il che dà forza alla raccolta di firme, partita ad aprile, per 4 referendum abrogativi, promossa da sindacati, associazioni professionali, culturali, politiche. Nel mirino, ovvio, gli aspetti più dolorosi della l.107: il potere, discrezionale, del dirigente di scegliersi i “propri” docenti; i finanziamenti privati a singole scuole, e non al sistema di istruzione nel suo complesso (con le sperequazioni che ne deriveranno); la discrezionalità del d.s. nel premiare economicamente alcuni docenti, con criteri non necessariamente oggettivi e assurdamente diversi da scuola a scuola; infine, il monte -ore obbligatorio di 200 ore di alternanza scuola-lavoro nei licei e di 400 ore negli altri istituti secondari.  

Si tornerà su ognuno di questi punti, già discussi un anno fa: discussioni bellamente ignorate dai decisori politici, sordi al dissenso e al buon senso. Qui sarà utile spendere alcune parole sul tema dell’alternanza scuola-lavoro, meno percepito dall’opinione pubblica. Perché chi opera nella scuola, e in particolare nei licei, sta già toccando con mano gli effetti rovinosi della “Buona (?) Scuola”. Il monte-ore arbitrario, calato dall’alto per pura ideologia, obbliga gli istituti a contorsioni organizzative, per propinare ore di alternanza scuola-lavoro ai propri studenti non secondo criteri didattici, formativi, organizzativi, o le opportunità locali, ma spesso solo allo scopo di “far numero”. Gli istituti cercano affannosamente partners privati o pubblici disponibili ad ospitare centinaia di studenti per giorni e giorni, e gli studenti sono  “deportati’”fuori delle classi per settimane intere. Ma a fare che? Essendoci un obbligo prefissato, la prima preoccupazione è riempire il monte ore prescritto! Il tutto con uno scadimento già ora visibile della formazione pre-universitaria. Avremo studenti che sapranno (forse) come si fa un pannello in un museo o si sgobba in una reception: ma a che prezzo, per il loro e nostro futuro? Lo diremo votando.

GIANFRANCO MOSCONI

 

Articoli Correlati
Scuola