Mobilità

A nessuno piace l'auto Il futuro è intermodale

Lo studio

RICERCHE Vincoli ambientali maggiori, politiche statali sempre più attente, tutela dell’ambiente e crisi economica sono alla base dei cambiamenti della domanda di mobilità a livello nazionale, europeo, e mondiale. Lo rivela uno studio curato dall’Associazione economia e sostenibilità (EStà)per Fiom, che sarà presentato la prossima settimana a Milano. «La nuova domanda - spiegano nella loro relazione Andrea Di Stefano e Massimiliano Lepratti - sta cambiando anche per i mutamenti nei comportamenti sociali della popolazioni. Comportamenti che recepiscono il nuovo panorama di vincoli ambientali e la crisi economica iniziata nel 2007».
La situazione è diversificata: «In Italia - spiegano - l’Osservatorio sui comportamenti di mobilità (Isfort 2014) registra l’evoluzione semestrale di un campione significativo  di popolazione. Da questa indagine si evince che la popolazione debole si sposta meno e in generale i dati segnano la fine della crescita della mobilità di persone e merci più che proporzionale alla crescita del Pil: per la prima volta dopo mezzo secolo, la mobilità decresce più del Pil». In particolare, tornano a prevalere gli spostamenti inferiori ai 5 km, (53,4% nel 2014, solo il 13% della popolazione percorre oltre 20 km al dì); si comincia a “cambiare mezzo”: il 23% degli intervistati vorrebbero lasciare l’auto privata per il mezzo pubblico.
Solo dal 2014, per la prima volta da 15 anni, crescono gli spostamenti a piedi, con i mezzi pubblici e in bici. Specie nelle medie e grandi città; significativa, dal 2012, la crescita della mobilità cittadina in bicicletta in ambito urbano, che sfiora nel 2014 il 4% degli spostamenti quotidiani. «Il mezzo pubblico, complice un’offerta invecchiata - scrivono Di Stefano e Lepratti - fatica a diventare scelta privilegiata di chi vorrebbe evitare la propria auto, che continua a essere la scelta principale per due spostamenti quotidiani su 3, sia prima del 2006 che oggi».
Tra i mezzi di trasporto pubblico, alcuni hanno un uso crescente e altri meno: sale l’uso del metrò (in città) e delle autolinee (in provincia), scendono i tram e tranvie, perde passeggeri il treno (eccezzion fatta per l’alta velocità).
Il Bollettino ISTAT dedicato ai “dati ambientali delle città” (2015), registra dal 2011 un calo dei tassi di motorizzazione privata nelle grandi città e nei comuni capoluogo, e un maggior uso dei mezzi pubblici nelle città del Nord. Nel 2014 il tasso di motorizzazione scende nei capoluoghi di provincia per il 3° anno consecutivo, attestandosi su 60,3 auto ogni 100 abitanti, mentre in tutta Italia, nel 2014 è tornato a crescere, seppur di poco, il numero di vetture circolanti (+0,1%). Il numero di vetture circolanti decresce in maniera apprezzabile solo a Milano e Roma (-2,1%). L’alternativa non è più solo il mezzo pubblico, ma l’integrazione efficiente e conveniente di offerte di mobilità diversificata: treno urbano, metrò, bici, moto, piccole vetture, veicoli di servizio, disponibili quanto e quando servono. Anche la mobilità privata inizia a usare mezzi diversi sia di proprietà che di flotte a noleggio, con o senza conducente. Fenomeno duraturo in tutte le grandi città d’Europa.
La ricerca sarà presentata al workshop della Fondazione Istud “Made in ItalyGreen”, il 20 aprile a Milano, Sala Lunigiana in Via Copernico 38 a partire dalle 9.30.

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