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La generazione Erasmus trova prima un lavoro

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UNIVERSITA' Trovare lavoro in Europa? Non è mai stato così facile, almeno per la generazione Erasmus. Che il progetto europeo aiuti gli studenti (italiani e non) a trovare un impiego, principalmente all’estero, è un fatto confermato dai dati elaborati dalla Commissione Europea.
Gli studenti dei Paesi del sud Europa sono tra quelli che più beneficiano del periodo all’estero: per loro si sono ridotti i tempi di disoccupazione. Sul fronte dei tirocini il 51% degli italiani ha ricevuto un’offerta di lavoro dall’impresa europea in cui aveva svolto il periodo di stage (su una media europea del 30%). Infatti, rispetto al “vecchio” Erasmus, oggi il progetto riguarda sia lo studio che il tirocinio in azienda. Inoltre «è ripetibile in tutte le fasi della formazione universitaria: sia nella triennale, che nella laurea specialistica che durante il dottorato, per 12 mesi ogni volta» spiega a Metro Claudia Peritore, Capo Unità per l'ambito Università dell'Agenzia Erasmus+ INDIRE. Effetti positivi anche sulla voglia di impreditorialità dei tirocinanti Erasmus: il 9% di loro ha già realizzato la propria startup (e il 32% vorrebbe avviarla). I laureati che sono partiti hanno, inoltre, anche una maggiore mobilità lavorativa: il 93% è disposto a trasferirsi all’estero per lavoro. Per Peritore, il progetto nato nel 1987 «è forse l’unico di vero successo in Europa».

Dall'inizio del programma sono partiti 3 milioni e mezzo di studenti universitari e dall’Italia circa 350 mila. Il nostro Paese è al quarto posto in Europa (dopo Spagna, Germania e Francia) per numero di partecipanti. Nel 2014-15, sono 30.875 studenti in mobilità in uscita, oltre a 2.583 tra docenti e personale dell’istruzione superiore. «Un trend costantemente positivo, sempre confermato negli anni» continua Peritore. Storicamente il programma ha più obiettivi: «Sostenere l’interculturalità, facilitare la conoscenza degli altri Paesi europei, formare i nuovi cittadini comunitari, agevolarli nei contatti e nelle conoscenze». Anche per questo il progetto - che per il periodo 2014-2020 si chiama Erasmus+ - rappresenta un modello per aumentare l’occupabilità dei laureati, italiani ed europei in generale. E sia che si parta per studiare o che per svolgere un tirocinio in un’azienda straniera, si è visto che lo studente migliora le cosiddette “soft skills”, oggi tanto richieste dai datori di lavoro, come «l’essere flessibili, essere capaci di fare squadra e di mettersi in gioco». Del resto l’Erasmus insegna «a superare le difficoltà». www.erasmusplus.it/.

FRANCESCA GUINAND

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