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I viaggi d’istruzione Chi paga il prof?

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SCUOLA Il giorno di pasquetta, l’ottimo programma Tutta la città ne parla, su Radio3, si è occupato del “problema” dei viaggi d’istruzione nelle scuole. Anzi, nello spirito della trasmissione, tutto ruotava intorno a una “provocazione”: è giusto abolire i viaggi d’istruzione quando non hanno nulla di culturale? Ovviamente, il dirigente del Miur che era stato invitato, come prima cosa, ha rassicurato i docenti in ascolto rispetto all’equivoca circolare di qualche tempo fa, in cui sembrava che gli insegnanti dovessero fare pure i meccanici. La rassicurazione è stata esaustiva, devo dire. Sollevati i maestri e i professori da surreali responsabilità circolate come voci in precedenza, l’argomento è stato sviscerato in lungo e in largo, attraverso gli interventi degli esperti, dei docenti, degli psicologi, dei rappresentanti degli studenti.

Ad ascoltare, si imparavano tante cose. Tutto molto interessante. Eppure, c’è una cosa che è passata inosservata, che passa sempre sottotraccia, una cosa che infastidisce, che ormai purtroppo è come se fosse normale, ma normale non è assolutamente. Nessuno degli ospiti ha fatto riferimento al fatto che i docenti accompagnatori, definiti “eroi” e “appassionati”, non vengono pagati. Per la verità, la questione dei soldi è entrata attraverso gli sms degli ascoltatori letti puntualmente dall’equilibrata conduttrice. Eppure,  il punto è proprio e solo questo: per un carico di responsabilità che tende ad aumentare l’insegnante che accompagna i ragazzi in viaggio di istruzione non prende un solo euro in più, neanche un buono pasto. Di questo passo anche i più volenterosi smetteranno di immolarsi. E sarebbe, forse, ora.

TONY SACCUCCI

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