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Andreoli: la follia non c'entra nel caso Varani

Libri/Vittorino Andreoli

INTERVISTA Vittorino Andreoli, decano degli psichiatri italiani, ha appena scritto un saggio “La gioia di vivere” (Rizzoli, p.292, euro 18,50) che vuole essere nello stesso tempo un argine al male e un inno alla straordinarietà della nostra esistenza. «Da psichiatra mi occupo principalmente di matti, ma nel corso degli anni è aumentato il fascino per il comportamento e le relazioni che i cosiddetti normali hanno nella società». Come “normali” erano stati considerati Manuel Foffo e Marco Prato che hanno assassinato a colpi di coltello e martello Luca Varani, dopo averlo invitato a una festa “speciale”.

Cosa porta a tanta ferocia?
Tutto parte dal loro desiderio di voler compiere una liturgia sessuale lontana dalla tradizione, quello che viene banalmente chiamato festino dove c’è bisogno di un prestatore d’opera. E qui entra in scena Luca Varani.

Quindi c’è una decisione precisa all’inizio di tutto?
Sì, c’è la scelta premeditata di un progetto che prevede che ci sia una vittima. Il secondo punto fondamentale è che per svolgere questo incontro erotico a tre c’è bisogno della cocaina che disinibisce, dà una forte energia, e fa vedere le cose e le persone e il modo diverso com’è.

Il delitto si spiega con la cocaina?
Fare sesso dopo aver preso la cocaina porta a sviluppare un desiderio di dominio. E si arriva alla violenza. Ma non possiamo dare colpa alla droga, che è stata presa consapevolmente per realizzare il desiderio erotico di un certo tipo che è alla base di tutto.

Si è detto: erano ragazzi normali. È stato un momento di follia.
Sono psichiatra da 55 anni. La follia non c’entra. E non può essere tirata in ballo per giustificare tutte le malvagità di questo mondo. Ho troppo rispetto per i miei matti per accettare questo.

Nel suo libro lei esalta, nonostante la tragicità dell’esistenza, la gioia di vivere. Ma da questa assenza di limiti come si torna indietro?
Io sono tra i pochi che continua a elogiare il senso di colpa. Si è detto per molti anni: è sbagliato colpevolizzare i figli perché si creano i conflitti. Ma il senso di colpa almeno può guidarci in una società accelerata dove non ci sono più figure di esempio.
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

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