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Padri affidatari in 20 anni più che raddoppiati

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FAMIGLIA. In Italia, secondo l’Istat, su mille matrimoni, oltre il 30% finisce con una separazione o con una richiesta di divorzio. La situazione si complica quando fra ex moglie ed ex marito ci sono anche i figli da gestire. La riforma introdotta dalla legge 8 febbraio 2006 n. 54 ha imposto come regola generale quella dell’affidamento congiunto dei figli minorenni a entrambi i genitori, stabilendo che «entrambi i genitori devono partecipare in egual misura alla crescita dei figli». «Una direttiva che però, a distanza di 10 anni dall’introduzione della norma, non trova ancora un riscontro pratico - spiega l’avvocato Lorenzo Puglisi, Presidente e fondatore dell’associazione Familylegal - L’affido dei minori privilegia ancora le madri, mentre il padre è troppo spesso costretto a vedere i figli una-due volte a settimana, o nei due classici week-end al mese». Secondo i dati raccolti da Caritas nel 2014, più del 60% dei padri separati o divorziati ha denunciato un peggioramento dei rapporti con i figli con riferimento al tempo di qualità trascorso con loro. Un'anomalia confermata anche dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo che nel 2013 (cfr. Cedu, sez. II, 29.1.2013, Affaire Lombardo c/Italia) ha condannato l'Italia per non aver garantito il diritto alla bigenitorialità, impedendo a un padre separato di esercitare il naturale rapporto familiare con la figlia. 

Tutela della genitoralità

«La domanda che è doveroso porsi è: cosa è stato fatto negli ultimi tre anni per evitare una nuova condanna? Si parla molto di istituti come l’adozione coparentale o la surrogazione, ma ci si dimentica che in un Paese come il nostro la tutela della genitorialità non può considerarsi scontata e va continuamente alimentata per impedire il verificarsi di discriminazioni fondate su pregiudizi per lo più anacronistici».

Divario Nord-Sud

La situazione fra Nord e Sud non è uniforme e l’approccio spesso opposto dei Tribunali in materia è confermato dai dati: secondo una ricerca della Città Metropolitana di Milano nel 1996 solo il 7% dei figli veniva collocato presso i padri. «Ad oggi, a distanza di 20 anni, si stima che la percentuale sia più che duplicata, arrivando a circa il 16%, senza considerare che in molti casi il collocamento presso la madre non esclude che il padre tenga i figli 3/4 giorni alla settimana riducendosi di fatto a un collocamento alternato», specifica Puglisi. 

Il mantenimento

Questa tendenza si riflette anche sull’entità dell’assegno di mantenimento stabilita dal giudice: «Proprio il fatto che i papà non si limitino più a vedere i propri figli nei cosiddetti “fine settimana alternati”, ma in molti casi li vadano a prendere a scuola tenendoli 2-3-4 pomeriggi alla settimana sino all’ora di cena, porta inevitabilmente a una rimodulazione dell’assegno mensile, in certi casi addirittura con tagli del 70%». Alla luce di questa evoluzione, le sentenze di certi tribunali risultano ancor più anacronistiche, poiché nel panorama globale assistiamo a una equiparazione sempre più netta dei ruoli parentali, tale da stravolgere tutti i luoghi comuni del passato. Di fatto stiamo siamo di fronte a una trasformazione radicale del ruolo dei papà.

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