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La passione dei ragazzi tra cadute e grandi speranze

Libri/Marco Erba

L'INTERVISTA Una storia “Fra me e te” (Rizzoli p. 387 euro 16), con protagonisti due adolescenti con caratteri opposti che nasce da una passione. L’autore, Marco Erba è un insegnante di italiano al liceo. “Insegnare è un mestiere bellissimo, soprattutto perché consente di entrare in relazione con moltissimi ragazzi, la cui energia è contagiosa”. E così in questo romanzo, che all’inizio era un ebook autopubblicato racconta cose che ha visto e sentito in questi dieci anni da prof. Una storia dura, che vuole provocare, ma anche dare speranza.

Chi sono i due protagonisti?
Edo è un ragazzo che si atteggia da duro, ma che in realtà è una persona sensibile e ferita dalla vita. E infatti è capace di riscatto e di coraggio, perché cambiare si può e si deve. Chiara invece ha tante qualità, ma non crede abbastanza in se stessa. Ho descritto in lei due rischi che ho visto correre a molte mie allieve: non capire fino in fondo quanto valgono e buttarsi via con persone che non sanno valorizzarle davvero.   

E’ una storia per ragazzi o anche per adulti?
Per entrambi. L’ho scritta con l’aiuto decisivo dei miei studenti, che sono stati anche i miei primi lettori e mi hanno dato moltissimi suggerimenti. Ma ho scritto questa storia anche per gli insegnanti, per i genitori e per gli educatori.

Che messaggio vorrebbe dare ai suoi studenti scrivendo di Edo e Chiara?
Che la bellezza vince sempre sulle ferite, se ci crediamo. Che una caduta può trasformarsi in un’occasione di crescita e di riscatto, se siamo disposti a lottare.

Che ruolo hanno oggi i genitori di questi ragazzi?
Un ruolo decisivo. L’adolescente a volte fa il ribelle, a volte è distante, spesso parla poco in famiglia. Ma ha un bisogno assoluto dei genitori. Ha bisogno di uno sguardo su di sé forte e carico di affetto.

Che significati hanno  i social per i ragazzi?
I social in sé sono uno strumento neutro e anche un’occasione storicamente mai esistita per far discutere, riflettere e raggiungere un’infinità di persone. Ma i social generano anche violenza e pregiudizio. Spesso si finisce per sparare slogan fondati sul nulla. Per questo la scuola è fondamentale: per insegnare a ragionare, a sostenere le proprie opinioni in maniera fondata, a non cadere preda della facile demagogia.

ANTONELLA FIORI

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