Scuola

Docenti, un premio sbagliato e ipocrita

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SCUOLA. La ministra dell’istruzione Stefania Giannini ha appena annunciato l’istituzione di un Premio nazionale degli insegnanti, che conferirà 50.000 euro al miglior docente dell’anno e 30.000 euro agli altri quattro vincitori; le somme saranno impiegate in progetti scolastici. Il premio rilancia alcune delle parole d’ordine della Buona (si fa per dire) Scuola: competizione, premialità, merito. Gli insegnanti italiani «avranno anche questa occasione per dimostrare il loro attaccamento, la loro dedizione quotidiana alla scuola», dice la ministra.

Qui il parossismo demagogico si fa beffardo e sfida impunemente la pazienza e il buon senso dei docenti italiani. I quali sono già avviliti ed esausti per l’annosa richiesta di allineamento dello stipendio a parametri europei, mentre i blocchi contrattuali addirittura impediscono il suo adeguamento al tasso d’inflazione. Oggi il perverso meccanismo premiale introdotto dalla legge 107/2015 può al massimo conferire a uno scarso 10% degli insegnanti una mensilità aggiuntiva, ma a nessuno una retribuzione in linea con gli altri Paesi. Invece di rendere dignitoso lo stipendio di tutti, come sarebbe giusto e coerente con la costante invocazione del modello europeo, il legislatore dà il contentino a qualcuno, innescando meccanismi competitivi tutt’altro che virtuosi, che fanno naturalmente il gioco del potere: divide et impera. Intanto, agitando un vessillo meritocratico stravolto e logoro, l’autorità somministra agli esclusi narcotiche illusioni.

Nelle scuole i rampanti e i traffichini, come pure gli ingenui, già discutono di merito, ignorando o volendo ignorare che esso non ha una definizione univoca, né indicatori incontestabili, né strumenti oggettivi di misurazione. Dovremmo invece scuoterci da questo incantamento maligno e restituire al mittente la mela con il verme. Dovremmo negare la legittimità di un organo – il comitato di valutazione – che si arroga competenze didattiche e valutative estranee alle sue componenti (genitori e alunni). Dovremmo rifiutare qualsiasi premio che, pur avvolto nell’attraente involucro della giustizia distributiva, lede la libertà d’insegnamento e attenta alla cultura cooperativa della scuola italiana.

CRISTIANA BULLITA
insegnante, Associazione Gessetti Rotti

 

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