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Un anti family-day in forma di commedia

Caterina Bonvicini

LIBRI. La vigilia di Natale, tutte le donne della vita di Vittorio si ritrovano intorno a una tavola. Lo stanno aspettando. Lui non arriva e manda un messaggio che rende ancora più inquietante la sua assenza. Ma chi è Vittorio? Perché la sua assenza pesa così tanto? E chi sono queste donne? Ognuna di loro, a secondo dei vari ruoli,  vede quest’uomo come il centro di un universo speciale. Nell’ultimo romanzo di Caterina Bonvicini, “Tutte le donne di”, (Garzanti, p. 197, euro 16) la  condivisione del vuoto porta a una solidarietà femminile inaspettata che svela aspetti del carattere di ogni donna riflessi come un prisma nell’assenza di un uomo che per ognuna nel passato ha rappresentato il tutto, un assoluto… 

Come nasce l’idea di questo libro?

Dall’osservazione degli altri. È un anti-family-day in forma di commedia. Non posso svelare il finale ma vincono le unioni civili.

Che caratteri diversi rappresentano queste donne?

Ogni voce è connotata da una scelta stilistica precisa. Per esempio Giulia, la figlia sedicenne, per esprimersi usa il linguaggio dei social e gli emoticon. 

Tutto ruota attorno a un uomo: non siamo ancora riuscite a solidarizzare tra donne?

Loro solidarizzano eccome, appena lui se ne va. Il romanzo è proprio basato su questo.

Qual è il personaggio più indipendente?

Paoletta, figlia di uno scrittore e una giornalista che rifiuta la vita degli intellettuali e sceglie di comprarsi un taxi. Per certi aspetti anche Vittorio, che alla fine conquista la sua indipendenza. 

A che personaggio femminile sono più legati gli uomini durante la loro vita? La madre la moglie? 

Hanno ruoli diversi. Questa scelta non dovrebbe esistere. Ci sono mogli che chiedono a un uomo di scegliere fra loro e la madre, ma commettono un grande errore, che pagheranno. 
Sarebbe mai possibile un libro del genere con al centro una donna e intorno tanti maschi?
Certo. Ma sarebbe un altro libro. 

ANTONELLA FIORI

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