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Il mal d'amore si cura con l'aspirina

Libri/Marco Pacori

INTERVISTA Un colpo al cuore. Una stretta in mezzo al petto che ti sembra di morire. Può essere stata una ferita d’amore, un tradimento. Cambia l’umore, ti senti depresso. Il cuore e il cervello si parlano, hanno un legame strettissimo. Una ricerca del Centro Cardiologico Monzino appena pubblicata sull’ European Heart Journal dimostra addirittura che c’è un legame biologico tra depressione e rischio cardiovascolare. Così la tristezza acuta dovuta a un lutto, ma anche a una delusione d’amore può provocare un infarto. Lo psicologo e psicoterapeuta Marco Pacori, è autore di un saggio “Il linguaggio segreto dei sintomi”, in uscita da Sperling & Kupfer (p. 250, euro 18) che fa luce proprio su questi aspetti.
 
Professor Pacori, quando si soffre per amore il cuore si ammala?
Assolutamente sì. E questo perché anche il cuore, alla fine, è una specie di cervello che registra tutto quanto percepiamo.

In che modo il cuore influenza il cervello?
Il cuore è il primo organo del nostro corpo a registrare la paura. Nel momento in cui i nostri sensi avvertono una minaccia c’è una variazione del battito cardiaco. La parte emotiva del cervello coglie il messaggio e mette in atto le contromisure per affrontare il pericolo.

In alcuni casi la sofferenza d’amore è molto forte: si parla addirittura di crepacuore. Che significa?
Situazioni come il partner che se ne va o che rivela che non ama più l’altro possono provocare una sorta di movimento del muscolo cardiaco che più che un’aritmia assomiglia come tipo di contrazione all’infarto. Questa contrazione è riconosciuta a livello scientifico come sindrome di tako-tsubo, dal nome del cestello (tsubo) usato dai giapponesi per la pesca del polpo (tako), la cui forma è simile a quella che assume il ventricolo sinistro quando è sottoposto a un intenso spasmo di origine emotiva.

Si può davvero morire per amore? Che sintomi ci sono?
Assomigliano a quelli di un infarto: dolore al petto, fatica a respirare e sensazione di svenimento. Tuttavia, raramente questi episodi si rivelano fatali: se la persona viene calmata e trattata per qualche giorno con aspirina, il problema si risolve senza alcun tipo di strascico. ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

 

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