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Troppi 15enni italiani asini in matematica

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ROMA In Italia uno studente 15enne su quattro (140 mila, pari al 25% del totale) è scarso in matematica al punto da riuscire a fare solo le addizioni o poco di più. La convinzione di «non essere portati» in questa materia è così radicata che il 43% degli studenti si sentono in difficoltà nell’esecuzione di semplici problemi. Ma le carenze sono più ampie: un 15enne su cinque ha difficoltà nella lettura e uno su sei è gravemente insufficiente in scienze. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Ocse-Pisa, con dati riferiti ai test svolti nel 2012. Il nostro Paese resta indietro (peggio fanno solo Grecia e Portogallo), ma rispetto al 2003 mostra un netto miglioramento: in quell’anno, infatti, gli scarsi in matematica erano il 32%.

Grandi progressi, ma ancora tante sfide

L’Italia registra un punteggio medio per studente di 485 punti, sotto la media Ocse che è di 494, ma in miglioramento di 20 punti rispetto al 2003. È uno dei maggiori progressi tra i Paesi presi in considerazione e questo nonostante la spesa per la scuola sia diminuiti nello stesso periodo dell’8%. «L’Italia ha ridotto il suo numero di studenti con risultati scarsi negli ultimi anni, ma ha ancora davanti molte sfide», sottolineano i ricercatori, invitando il governo a mettere il tema dell’insuccesso scolastico «tra le priorità dell’agenda politica sull’educazione». Naturalmente le basse performance educative risultano maggiori in presenza di condizioni socio-economiche svantaggiate (38%) e pesa la lentezza nella risposta ai bisogni educativi dei giovani immigrati. Colpiscono, infine, le differenze geografiche: gli studenti del Nord sono in vetta alla classifica dei Paesi europei, mentre quelli del Sud sono in coda.

Il peso economico

Lo scarso rendimento scolastico, come sottolinea l’Ocse, ha anche un rilevante impatto economico. Se nel 2030 tutti gli studenti italiani di 15 anni avessero raggiunto il livello di sufficienza nelle tre materie, il Pil del Paese nel 2095 potrebbe essere fino al 18% superiore rispetto alle previsioni.

 

Il fisico Rovelli: “Scarsi nei conti ma veri scienziati”

«L’Italia ha prodotto grandi matematici, sicuramente non siamo meno intelligenti degli altri». Ci tiene a metterlo subito in chiaro Carlo Rovelli, professore al Centro di fisica teorica di Luminy (Marsiglia) e noto divulgatore di argomenti scientifici.

Perchè gli italiani stentano in matematica?
Nella nostra cultura, già nella scuola, l’intelligenza scientifico-matematica non viene apprezzata e valorizzata a dovere. Si tende a dare priorità al parlare e all’esprimersi. Ma i dati Ocse ci dicono dove possiamo fare meglio e ci segnalano anche dei punti di forza.

Quali sarebbero?
Il rapporto dice che in Italia gli studenti «ottengono risultati particolarmente bassi nelle prove in cui devono formulare situazioni in modo matematico, ma sono migliori quando si tratta di interpretare, applicare e valutare risultati matematici». Cioè non siamo forti nella pura matematica, nel fare i conti. Però siamo bravi a capire i problemi matematici. La grande scienza italiana, da Galilei a Rubbia, ha sempre avuto una straordinaria capacità di “lettura” della matematica, ha saputo legarla alla realtà.

Ne potrebbe derivare anche un’indicazione per il nostro sistema educativo?
Sicuramente. La tradizione scientifica in Italia è sempre stata la spinta a cercare di capire la complessità dei problemi, non solo a fare i conti. La caratteristica di avere una mente più aperta e creativa è il punto di forza che ci riconoscono in tutto il mondo. In questo siamo molto bravi.

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