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Senza investimenti cresce la dispersione

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SCUOLA. Dispersione scolastica, basso tasso di laureati e scarsi investimenti nell'istruzione sono dati collegati, facce della stessa medaglia. Il sistema istruzione, dunque, va analizzato in base alla diminuzione dei finanziamenti degli ultimi decenni, un calo che solo di recente, per una piccola quota, ha goduto di un'inversione di tendenza.

Ogni riforma della scuola vorrebbe valorizzare la ricerca didattica e la condivisione delle buone pratiche; intenti che, tuttavia, sono sempre rimasti sulla carta. La scarsità di fondi non permette alla scuola pubblica di innovare, e quando riesce non ha gli strumenti per fare rete. Per lo stesso motivo, non si ottempera al diritto allo studio, tanto che in uno dei Paesi con le tasse universitarie più alte, poco viene fatto per l'accesso alle borse di studio. Corriamo il rischio di un'istruzione pubblica ferma, arretrata, e se di qualità (specie quella universitaria) rivolta ai ceti sociali avvantaggiati.

Per innovare occorre investire: bisogna permettere alle scuole di fare ricerca, come accadeva fino a qualche decennio fa (oggi in nessuna istituzione scolastica esiste un dipartimento di ricerca). Innovazioni come la “classe capovolta” o come i libri autoprodotti dalle scuole non possono calare dall'alto, senza strutture, tempo, fondi e mezzi (ad esempio siti ministeriali per la distribuzione gratuita). Si torni a parlare dell'anno sabbatico dei docenti per fare ricerca. Ma soprattutto si immetta liquidità per le borse di studio, si permetta davvero a tutti di accedere all'istruzione, anche e soprattutto di livello universitario: altrimenti ogni volontà di cambiamento cadrà nel vuoto.

SEBASTIANO CUFFARI

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