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Docenti, il premio andrà ai più larghi di voti?

La buona scuola

SCUOLA. La recente legge di riforma della scuola ha inserito il “successo formativo e scolastico degli studenti” tra i parametri per l’attribuzione del “bonus” ai docenti meritevoli.

Ma cosa s’intende per successo formativo e scolastico, e come si misura? L’indeterminatezza dell’espressione autorizza più di una ipotesi. Al momento, quella più verosimile e malaugurata è che il criterio di valutazione dell’efficacia didattica venga legato ai voti attribuiti negli scrutini finali. I dirigenti scolastici premierebbero gli insegnanti disponibili a valutazioni più generose, sulla base dell’assurda equivalenza tra voti alti e docenti bravi.

È facile rendersi conto di come questo meccanismo premiale spingerebbe gli insegnanti a promuovere i propri alunni in modo quasi automatico e a gonfiarne i voti pur di accedere all’agognato bonus. I docenti sarebbero in lotta gli uni contro gli altri a colpi di nove e di dieci, sul campo di un’autoreferenzialità interessata e sfrenata. La biasimevole competizione non dispiacerebbe ai molti dirigenti che, da quando è in vigore l’autonomia scolastica, sono sempre più manager e sempre meno educatori attenti ai capisaldi pedagogici e morali dell’istruzione. Il Miur stesso avrebbe da questo sistema vantaggi indubbi: la riduzione del numero delle bocciature si tradurrebbe infatti in un cospicuo risparmio per le casse ministeriali.

Contenti tutti, dunque? No. Non chi ha a cuore l’impresa educativa e ritiene la collaborazione dei docenti essenziale al suo compimento.

CRISTIANA BULLITA

 

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