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Le migliori università Italia perde terreno

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LONDRA. Una novità su tutte nella "QS World University Rankings 2015/16", classifica internazionale delle università più popolare al mondo: il Politecnico di Milano (187esima posizione) guida la classifica italiana ed entra per la prima volta tra le migliori duecento al mondo, seguito dall’Università di Bologna (204) e dall’Università degli Studi di Roma - La Sapienza (213).

La dodicesima edizione incorona per la quarta volta consecutiva il Massachusetts Institute of Technology (MIT) numero uno al mondo, seguito da Harvard University (2), Cambridge University e Stanford in terza posizione parimerito mentre l’elvetica ETH Zurich (9)
entra per la prima volta nella “top ten”.

Le due principali università di Singapore scalano la classifica e si posizionano entrambe tra le prime quindici al mondo. National University of Singapore (12) é la migliore università asiatica in classifica e Nanyang Technological University (13) la segue a ruota. La cinese Tsinghua University (25) conquista il terzo posto nella regione mentre l’Australian National University (19) ritorna a posizionarsi tra le prime venti al mondo.

QS ha analizzato 11.1 millioni di pubblicazioni scientifiche – indicizzate dalla banca dati bibliometrica Scopus/Elsevier. 3.539 università sono state considerate in questo studio e 891 sono state classificate, 28 in più rispetto allo scorso anno. Nell’edizione 2015/16, QS ha introdotto una modifica significativa al World University Rankings, nell’indicatore “citations per faculty”che misura l’impatto della ricerca pubblicata negli ultimi cinque anni. Si tratta del cambiamento più importante dal 2007.

L'Italia perde terreno
In questa edizione ventisei università italiane si classificano nel QS World University Rankings. Tra le prime 400 al mondo: l’Università degli Studi di Milano (306) l’Università degli Studi di Padova (309), il Politecnico di Torino (314) e l’Università degli Studi di Pisa (367).
 

Ben Sowter, responsabile della divisione ricerca di QS commenta: «L’Italia, a parte alcune eccezioni molto positive, perde terreno in questa edizione del QS World University Rankings. Una parte di questo declino è certamente attribuibile al cambiamento introdotto nel modo in cui valutiamo la ricerca pubblicata. Il confronto con i risultati dello scorso anno, deve tener conto di questa importante variazione che ha avuto un impatto significativo per molte università, in particolare per quelle che eccellono nell’ambito della ricerca medica, la cui influenza da quest’anno è stata diminuita ed equiparata a quella delle altre quattro maggiori aree di studio in cui si esplicita l’attività universitaria».

Sebbene la modifica del calcolo delle citazioni scientifiche abbia avuto un peso importante per molte università, a livello generale tra gli ateneei italiani, si è verificato un deterioramento in altri indicatori, incluso quello che misura la reputazione accademica internazionale. Inoltre, le universitá Italiane sono svantaggiate nei due indicatori che misurano il numero e proporzione degli studenti e dei docenti Internazionali, dove la competizione globale è feroce. In alcuni casi, si è verificato un perggioramento anche nell’indicatore della proporzione tra docenti e studenti. Le università italiane spesso si confrontano con limiti legislativi, burocratici ed economici, nonchè con la con la competizione di paesi di lingua inglese. Questi ostacoli oggettivi, limitano fortemente la possibilità delle università di migliorare sensibilmente, in questi tre indicatori in particolare. La combinazione di tutti questi fattori ha influito sui risultati finali. Sowter aggiunge : «Invertire queste tendenze è una sfida difficile in uno scenario globale sempre più sofisticato. Eppure l’Italia si rivela competitiva in un criterio fondamentale per gli studenti: l’ “employer reputation". Questo indicatore si basa su un sondaggio di oltre 44.000 recruiter ai quali è stato chiesto di indicare da quali università preferiscono assumere talenti: quattro Italiane figurano tra le prime 200 al mondo mentre altre tredici hanno migliorato considerevolmente la propria posizione in questo criterio».

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