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Homo Naledi, nuovo avo Damiano Marchi: Scoperta rivoluzionaria

Archeologia

SUDAFRICA Le ossa fossilizzate di una specie umana finora sconosciuta sono state ritrovate a 50 chilometri da Johannesburg nella grotta “Stella nascente”. La nuova specie umana è stata denominata Homo Naledi, perché Naledi significa stella nella lingua Sesotho. Sono più di 1500 ossa fossili che costituiscono i resti di 15 corpi «di una nuova specie dei nostri avi» afferma Leo Berger, professore dell’università Witwatersrand di Johannesburg. Homo Naledi ha un cervello della misura di un’arancia, fissata su un corpo snello di circa 150 centimetri di altezza e 45 chili di peso. I resti, la cui età è ancora da stabilire con esattezza, appartengono a persone probabilmente portate nella grotta dopo la loro morte: possibile indizio di un trattamento funerario.

Damiano Marchi, l'unico italiano nel team della scoperta

Una scoperta che scuote molti luoghi comuni sulla preistoria umana. Lo spiega Damiano Marchi, ricercatore italiano dell’Università di Pisa che ha partecipato allo studio dei resti rinvenuti in Sudafrica, rivelatisi quelli di una nuova specie umana, cui è stato dato il nome di Homo Naledi.
Come si inserisce Homo Naledi nell’albero genealogico umano?
Dipende dalla datazione, che non è ancora certa. Gli studi sono ancora preliminari. Ma è già certo che questa specie cambierà l’attuale scenario dell’evoluzione dell’uomo. Ci sono due scenari possibili. Potrebbe essere più vecchio di due milioni di anni, e allora in quel caso ci potrebbe dire molto di più sui primi esemplari del genere Homo e sull’anello di congiunzione con gli australopitechi tipo la celebre Lucy. Se invece avesse meno di un milione di anni, sarebbe ugualmente importante perché ci direbbe che nell’evoluzione ci sono stati molti esperimenti con grande variabilità. Alcuni ne sono stati trovati (Denisova, Floresiensis) ma chissà quanti altri ce ne sono là fuori. 
Lei è responsabile per lo studio degli arti inferiori: come si muoveva quest’ominide?
Ha un arto lungo e gracile, caratteristiche umane adatte a camminare su lunghe distanze. Già camminava in un modo molto simile al nostro. Era un bipede terricolo abbastanza agile. Alcuni elementi indicano che potrebbe essere stato in grado di correre, che è una delle caratteristiche dell’uomo anatomicamente moderno. Però altre, come il torace, sono più primitive e potrebbero far pensare il contrario. È anche questo mix che rende molto interessante questo ritrovamento.
In che senso?
Un dato saliente è che le dita della mano e anche del piede sono curve, cioè associabili a primati capaci di arrampicarsi sugli alberi. Quindi aveva conservato nel suo comportamento questa capacità primitiva e inaspettata. Fino ad oggi gli scienziati credevano che l’uomo una volta divenuto terricolo avesse perso questa capacità.
Gli scheletri ritrovati sono stati sepolti? L’uomo aveva comportamenti funerari già all’inizio della sua storia?
Forse è un po’ azzardato parlare di comportamento funerario, nel senso di riti e forme cultuali della morte. Certo però la presenza di 15 scheletri in un anfratto quasi irraggiungibile di una grotta ci fa pensare che ci troviamo di fronte a un sito di deposizione intenzionale. Il vero motivo della deposizione però ancora non lo sappiamo.

OSVALDO BALDACCI

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