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Il garante Mattarella impedisca scempio scuola

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SCUOLA Un Presidente della Repubblica può dire no, sia ben inteso. Pertini di “no” ne disse un bel po’, per qualcuno troppi, inventandosi quel potere di esternazione che non tutti reputano legittimo, soprattutto se non gradito al Governo. Esiste, però, un modo più che legittimo per un Presidente di dire “no” o, almeno, di porre dubbi sull’operato del Parlamento (articolo 74 della Costituzione): il veto sospensivo che rinvia alle Camere la legge.

Nove deleghe in bianco

Il Presidente della Repubblica, infatti, non è costretto alla promulgazione se sono sorti, da parte di illustri costituzionalisti, dubbi sulla legittimità della legge, se il 64,89% dei lavoratori interessati ha scioperato esprimendo il proprio dissenso ed è ripetutamente sceso in piazza, se la legge contiene ben nove deleghe in bianco che stridono con l’articolo 76 della Costituzione, se più di 88.000 persone hanno firmato una petizione chiedendogli di mettere in luce, come Garante della Costituzione, le contraddizioni con gli articoli 3, 33, 34 e 97.

Il Parlamento ha subito un ricatto

Possiamo capire che la mancata risposta alla petizione derivi dal corretto rispetto per il lavoro delle Commissioni parlamentari allora in atto, ma oggi facciamo appello alla funzione di controllo del Presidente Mattarella, che vogliamo sentire “nostro” garante dei valori di unità, integrità, indipendenza. Il Parlamento ha subito un ricatto che non è stato capace di rifiutare: o la legge o la poltrona. Potere esecutivo e potere legislativo si sono confusi e smarriti nei 209 illeggibili commi (c’è gente pronta a morire pur di capirne le modalità attuative). Presidente, non ci deluda.

BARBARA GIZZI,
INSEGNANTE DEI GESSETTI ROTTI

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