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Francesco: a processo chi copre preti pedofili

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VATICANO Stretta sugli abusi sessuali e decisione storica di Papa Francesco che ha scelto di spostare in Vaticano i processi per i vescovi che coprono o insabbiano gli episodi di pedofilia. La decisione è scaturita dalla riunione del consiglio dei cardinali che aiuta Bergoglio nella riforma della curia. Verrà aperta una apposita sezione alla Congregazione della Fede che sarà chiamata ad esaminare i vescovi per il nuovo reato di abuso d’ufficio, cioè non aver dato seguito adeguato alle denunce di abusi.

Una sezione speciale

L’ufficio competente sarà guidato da un arcivescovo segretario e vi confluirà l’attuale sezione disciplinare della Congregazione della Fede, competente sugli abusi sessuali compiuti da ecclesiastici. Una vera sferzata, mentre il reato di abuso d’ufficio episcopale viene ridefinito (sino ad ora non era considerato tra i “delicta graviora” la cui competenza è riservata alla Congregazione della Fede). Il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi spiega che «ci sono già nel codice di diritto canonico gli agganci per questo, non è che nasce dal nulla. Viene definita una procedura con cui affrontare questi casi». Parole che lasciano intendere che le denunce saranno retroattive.

Cinque anni di sperimentazione

La riforma giudiziaria varata da Francesco - i cui effetti saranno valutati a livello operativo per i prossimi cinque anni - scaturisce da una relazione del presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, il cardinale Sean Patrick O’Malley, che conteneva cinque proposte avanzate dal nuovo organismo, del quale fanno parte anche due vittime di abusi. In assenza delle norme varate ieri, negli otto anni del suo Pontificato, Papa Ratzinger aveva comunque dimissionato un’ottantina di vescovi accusati di non aver compiuto il loro dovere e Papa Francesco aveva promesso di voler continuare sulla stessa linea del predecessore. Non solo ha mantenuto la promessa, ma è andato ben oltre. Il consiglio dei cardinali ha accettato la svolta in modo unanime, cioè ha votato a favore anche il cardinale australiano George Pell, prefetto della Segreteria Economica, ma in passato arcivescovo di Melbourne e Sydney e in questa veste attualmente in attesa di essere ascoltato dalla Commissione del Governo Australiano perchè accusato lui stesso di aver gestito in modo inadeguato i casi di abuso sessuale.

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