Scuola

Il 2 giugno è la festa della scuola libera

Riforma della scuola

Oggi è la festa di tutti, il "compleanno della Repubblica", come l'ha definita il presidente Mattarella. È l’occasione per ricordare quel 2 giugno di 69 anni fa in cui gli italiani, e soprattutto le italiane, scelsero tra la monarchia e la repubblica: tra chi aveva avallato il fascismo ed era fuggito lasciando gli italiani ai nazisti, e chi voleva un’Italia nuova, fresca, che già mostrava un viso di donna. Per nostra fortuna i nostri genitori e i nostri nonni ci regalarono la "Res publica": la casa, pardon, la cosa di tutti.

Quel giorno, dopo oltre vent’anni di elezioni farsesche e di listoni, si votò anche per eleggere il primo parlamento libero e democratico. Ad esso fu affidato il compito di redigere la nuova costituzione: un capolavoro di saggezza politica, di sapienza giuridica e di solidarietà civile. I padri e le madri costituenti scrissero che la Repubblica, fondata sul lavoro, colma gli svantaggi di chi nasce in difficoltà, ripudia la guerra come strumento di offesa, e tutela le libertà fondamentali di tutti i cittadini.

Una di quelle libertà, in questi giorni, echeggia più forte di altre, ed è quella sancita dal primo comma dell’articolo 33, in cui sta scritto: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Chi formulò quel principio, quel magnifico chiasmo, sapeva per esperienza diretta che per anni gli insegnanti italiani erano stati assoggettati all’ideologia e alla violenza, e per questo li volle liberi, fin dalla Costituzione.

Ora è singolare che proprio quest’anno il 2 giugno preceda la discussione in Senato su un disegno di legge che rischia di mettere quella libertà in serio pericolo. Sono in molti infatti a chiedersi quanto sarebbe “libero” un insegnamento impartito da docenti scelti e rimossi a piacimento dal dirigente scolastico, premiati a mo’ di talent show, e pescabili da albi regionali come pesci rossi alle fiere.

La nostalgia di certo è una brutta cosa, specie se riporta a un passato che nessuno vuole rivivere. Un’epoca in cui gli insegnanti – proprio così – venivano scelti e rimossi dai dirigenti. Un ventennio che i nostri padri e le nostre madri costituenti, con un comma, si sono gettati alle spalle.

Meditate, senatori, meditate.

GIULIO IRACI (gruppo Gessetti Rotti)

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