Opinioni

Per i giovani poche garanzie

Michele Caropreso

ROMA Interrogato, il morto non rispose. Dove il morto, anche se è appena nato, si chiama Garanzia Giovani, e le domande arrivano dai circa 3mila giovani che hanno risposto al questionario promosso da Adapt e Repubblica degli Stagisti per capire se e come sta funzionando il piano europeo per combattere la disoccupazione giovanile. Un piano finanziato a suon di miliardi di euro, 1,5 dei quali destinati proprio all’Italia. Un piano che nel suo primo anno di vita – Garanzia Giovani è stata lanciata il primo maggio 2014 – ha suscitato più delusione che entusiasmo, più perplessità che certezze. 

I tremila giovani che hanno risposto al questionario, anonimo e online, hanno meno di 30 anni, in due casi su tre sono della fascia 25-29, e non si sentono dei neet, una definizione che fotografa chi non lavora, non studia e non fa formazione. Il 72% di loro si definisce “giovane che cerca attivamente lavoro e fa colloqui”, e un’analoga percentuale è già iscritta ai Centri per l’impiego. Cercare lavoro, insomma, è sempre più complicato, altro che bamboccioni. Quelli che non cercano attivamente un’occupazione sono solo l’8%. 

Dicevamo della mancanza di risposte. Oltre la metà degli iscritti, al momento della compilazione del questionario online, non aveva ancora ricevuto alcuna risposta. La Garanzia, insomma, è un po’ troppo lenta ad attivarsi. Tra quanti sono stati contattati dal Centro per l’impiego di riferimento, poi, solo il 24% è stato materialmente convocato per valutare insieme agli operatori le offerte di lavoro o stage concretamente disponibili. 

E che tipo di proposta ha ricevuto chi ha avuto questa fortuna? Nel 44% dei casi, un generico riferimento a future opportunità di lavoro o di stage, nel 39% dei casi nulla di concreto. Solo il 12% del campione dice di aver ricevuto una panoramica completa e dettagliata di tutte le opportunità offerte da Garanzia Giovani. 

Insomma, parlar male di Garanzia Giovani è diventato ormai come sparare sulla Croce Rossa. Ma considerando che quasi due giovani su tre si sono iscritti al programma per trovare un lavoro o quantomeno uno stage, Poletti e i suoi dovranno darsi un gran da fare per evitare che il miliardo e mezzo di euro stanziato per l’Italia vada a ingrossare ulteriormente il fiume del denaro pubblico sprecato.

Articoli Correlati
Opinioni