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Le guerre di liberazione che non si possono vincere

GIAMPAOLO ROIDI

In cima alle ricerche di Google le immagini dei naufraghi nel canale di Sicilia si incrociano spesso in questi giorni con quelle di repertorio del 25 aprile 1945. Mentre noi celebriamo i 70 anni dalla liberazione dal Nazifascismo, altri muoiono affogati mentre fuggono da moderne e spietate dittature, vittime innocenti di guerre fintamente religiose, combattute da eserciti di tagliagole che impiegano armi letali.  La fame, la povertà, la schiavitù. Noi oggi siamo qui perché i nostri padri e i nostri nonni combatterono e cacciarono i soldati di Hitler e i nostalgici del Duce. Loro oggi sono lì, sui barconi della morte, perché non possono vincere nessuna Resistenza e sperano di trovare in Europa uno scoglio su cui approdare.

Sì, ci sono guerre di liberazione che non si possono vincere. Perché la Libia di oggi non è la Normandia di ieri, nessun esercito alleato è più disposto a sbarcare per te. Le ultime volte, in Iraq, in Afghanistan, non è andata benissimo. Morire in fondo al mare, intrappolato nella stiva di un peschereccio è dunque un rischio calcolato, valutato e ben pagato alla mafia internazionale dei migranti. Ci sono Resistenze insostenibili, pure se sei un partigiano (cristiano o musulmano può fare differenza?), nato nel ventennio sbagliato sulla sponda sbagliata del Mediterraneo.

L’Europa vinse settant’anni fa la sua guerra di libertà e forse dovrebbe onorare la memoria di quell’impresa riconoscendo su un gommone in mare aperto chi una guerra analoga l’ha persa, pur avendo combattuto dalla parte giusta e forse proprio per questo. Riconoscendolo come uomo, prima ancora che come profugo o migrante, rispettando la sua dignità. Non possiamo salvare tutti, certo. Né traghettare di qua milioni di famiglie. Ma possiamo noi, figli della Rivoluzione francese e della Resistenza italiana, discutere soltanto di come bloccarli, di come impedire che partano? Possiamo noi, davanti ai cancelli delle nuove Auschwitz, decidere come blindare le serrature per evitare le fughe dei prigionieri?

GIAMPAOLO ROIDI

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