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Eclissarsi sul web beffarda velleità

Alessia Chinellato

Memoria sempiterna: quella che assicura Google. Il motore di ricerca più famoso al mondo, dove passano il 90% delle indagini on line, può ora dirci cosa abbiamo chiesto al web negli ultimi anni. Un insieme di dati dal valore inestimabile per chi vende cose o servizi. Nessun oblio per quel giorno in cui ci arrovellavamo su dove andare a cena con il fidanzato dell’epoca o su come organizzare il trasloco nella nuova casa. Tutto tracciato: anche cose non proprio politically correct, stupide o osé.

Conditio sine qua non avere un indirizzo di posta elettronica targato @gmail o un profilo su Google. Non bastava Zuckerberg a monitorare i nostri gusti e a studiarci giornalmente per propinarci quello che pensiamo di desiderare. Adesso Google Takeout promette di essere la nostra coscienza elettronica, permettendoci di andare a rimestare negli anfratti più oscuri dei nostri pensieri, funamboli in bilico tra passato e futuro.

Una vita scalettata dai click giornalieri e dai tasti pigiati. Un passato di troppo o un presente ingombrante: sempre presenti.

Inutile eclissarsi da Facebook, cancellarsi da Twitter e Instagram per sparire e proteggere la nostra privacy eterica. Perché tutti – volenti o nolenti - abbiamo un account di posta elettronica e eseguiamo ricerche on line. Ce lo impone la vita: dalla dichiarazione dei redditi al cambio di residenza, ai contatti quotidiani di lavoro. Come minimo siamo dei lurker involontari, ossia membri di una comunità virtuale -seppure inattivi- per il solo fatto di esserci iscritti a una qualsiasi mailing list.

Un imbuto biologico, questo Internet, pieno di occhi vigili, cui non si può resistere.

ALESSIA CHINELLATO

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