Scuola

La scuola al tempo del dirigente assoluto

La buona scuola

La dimensione assurda in cui fluttua il Ddl chiamato dal volgo “La Buona scuola” si percepisce dalle reazioni compatte nel mondo scolastico. Non solo i docenti si rivolgono in massa al Presidente Mattarella come unico garante possibile della scuola ‘pubblica’, non solo i sindacati sembrano tentare qualche strada comune ma, addirittura, precari e docenti di ruolo, non sempre uniti, hanno compreso che questa è la lotta di tutti, è la lotta della scuola democratica contro la scuola che prende a modello la spietatezza di certe aziende private. Al diavolo le lotte che hanno portato tutte le componenti della scuola ad avere voce in capitolo sulle scelte più importanti. Al diavolo la lunga strada percorsa da chi nella scuola crede e vuole lavorarci: “i contratti a tempo determinato non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi anche continuativi” (art. 12).

Poi, il precario che ha investito tutto sull’insegnamento può andare a fare le pizze. Il Dirigente sceglie, il Dirigente crea il POF (art. 7), il Dirigente può licenziare senza motivo dopo l’anno di prova se gli garba (art. 9). E, se state pensando al contratto collettivo, il Ddl ricorda che “le norme della presente legge sono inderogabili e le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge, sono inefficaci” (art. 22). Altro che ‘bau bau’ dei Dirigenti scolastici, come qualcuno liquida il problema, ripetendo la solfa che i docenti non vogliono essere valutati. 

BARBARA GIZZI

(nella foto, il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini)

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