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Il sogno di Dillon? Girare un film con Sorrentino

Matt Dillon

LONDRA Occhi scuri, intensi. Il volto meno affilato di quando aveva 20 anni, ma il fascino è intatto. È cresciuto Matt Dillon, ha 51 anni e una carriera di tutto rispetto. Incontriamo l’attore a Londra  dove presenta la serie “Wayward Pines”, (in prima mondiale su Fox il 14 maggio ore 21) e in contemporanea in 125 paesi. È tratta dal romanzo “I misteri di Wayward Pines” di Crouch, atmosfere mistery e un cast che va da Juliette Lewis a Melissa Leo. La regia è di M. Night Shyamalan, quello de “Il sesto senso”.

Mr. Dillon, lei è Ethan Burke, agente segreto che si ritrova a Wayward Pines nell’Indaho. I primi 50 minuti della storia sono determinanti?

Non credo. Nel mio caso spiegano la logica del mio personaggio che, dopo un incidente, ha perso i documenti e l’identità. Fin dall’inizio non si capisce cosa sia reale e cosa no.

È vero che una via di mezzo tra “Lost” e “Twin Peaks”?

Forse per le atmosfere, ma è impossibile paragonarsi a Lynch. Wayward è un dramma psicologico che sconfina nella fantascienza, alla  Stephen King.

A proposito, la divertono la fantascienza e il fantasy?

Più che la fantascienza mi piace il racconto. Sono molto legato al fumetto Flash Gordon perché l’ha creato mio zio (Alex Raymond ndr.).

Le serie tv stanno soppiantando i film, cosa ne pensa?

Sono un attore e recito un personaggio non importa quale sia il canale. Le serie possono realizzare meglio di un film le potenzialità di un buon libro. Ma la tv è solo un mezzo.

Lei ama il cinema di Fellini. Con quale regista italiano le piacerebbe lavorare?

Con Sorrentino. “La grande bellezza” è potente. Mi piace anche Tornatore. C’è fermento in Italia, è un buon momento per il vostro cinema.

Da 10 anni lavora a un documentario su un musicista messicano, a che punto è?

È una cosa che sanno in pochi (sorride ndr.). Non è ancora pronto. Devo terminarlo.

BARBARA NEVOSI

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