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Se l'acqua aiuta il sole rinnovabili al 100 per 100

Energia

ENERGIA Esiste un modo per poter utilizzare il fotovoltaico quando non c’è il sole o l’eolico quando non c’è vento? Esiste, è conveniente, e implementarlo equivarrebbe a poter utilizzare le fonti rinnovabili al 100%: sono i sistemi di accumulo a pompaggio idroelettrico, che funzionano spostando l’acqua fra due bacini idrici a livello diverso.

Italia protagonista

Nel 2014 più del 40% dell’elettricità è stata prodotta dalle rinnovabili. Una produzione che pone l’Italia in una posizione da protagonista, paragonabile ai paesi del Nord Europa. Ma il grande limite delle Fer (fonti a energia rinnovabile) è la discontinuità. I pompaggi servono appunto a superare tale limite. Un settore che potrebbe essere risolutivo ma che ha numerose problematicità. Ne sono convinti anche Terna, Gse e Autorità dell’Energia elettrica e il gas che hanno partecipato a una tavola rotonda organizzata dal Movimento 5 Stelle alla Camera. «Il 90% dei sistemi di pompaggio è di proprietà di Enel, che però produce energia anche dalle fossili, quindi - ha detto Davide Crippa, vicepresidente della Commissione Attività produttive del M5S - l’azienda potrebbe non avere convenienza a investire sui pompaggi». Sono circa 600 mila gli impianti da gestire, quasi tutti privati, e non a completa disposizione del gestore di rete, per casi eccezionali ma anche per rendere più facile la transizione a un sistema energetico basato sulle rinnovabili.

Utilizzo sempre più limitato

Terna sta investendo molto in questo settore e la soluzione potrebbe essere proprio affidare al gestore della rete anche il sistema di pompaggi. Eppure il loro utilizzo è sempre più limitato: secondo Daniele Forni, responsabile tecnico della FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia), analizzando l’uso dei pompaggi durante il 2013 e 2014, si scopre che ormai li si usano tanto quanto negli anni ’70: meno di 2 TWh annui, contro gli 8 TWh del record del 2002. E questo, nonostante nel frattempo l’aggiunta di nuovi bacini di accumulo abbia fatto salire la potenza complessiva a 7,7 GW. «Sul tema c’è un deficit di azione del governo», ha ammesso nel suo intervento alla tavola rotonda il presidente della Commissione Ambiente, Ermete Realacci: «Grazie ai pompaggi l’Italia può giocare un ruolo importante nella produzione energetica». Insomma è un treno da non perdere.

Termoelettrico in crisi

Nell’ultimo anno il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato chiusure di centrali termoelettriche per circa 3,7 GW di potenza. L’anno precedente erano andati in pensione 2,1 GW di impianti a fonti convenzionali, mentre è in corso l'istruttoria per chiudere altri 4,1 GW. Sono i numeri della crisi del termoelettrico: secondo gli analisti del settore energetico, la risposta al fabbisogno energetico potrebbe proprio essere l’accumulo diffuso grazie a queste tecnologie a basso costo e soprattutto impatto ambientale.

Come funziona il pompaggio idroelettrico

Il pompaggio idroelettrico è oggi la tecnica più usata per l’immagazzinamento dell’energia elettrica: è perciò tra le soluzioni più promettenti per creare un’energia di backup per le fonti rinnovabili incostanti, come l’eolico e il solare. Una maggiore diffusione del pompaggio potrebbe quindi favorire un maggiore ricorso alle nuove fonti rinnovabili. Concettualmente la tecnica prevede di utilizzare l’energia prodotta dalle rinnovabili o dagli impianti convenzionali di base nei momenti di surplus o di minore costo per ripompare nei bacini a monte l’acqua già utilizzata dagli impianti idroelettrici, in modo da consentire un nuovo ciclo di generazione nei momenti di maggiore domanda.

I dati della sconfitta

Sono 1.100 le ore l’anno lavorate nel 2002 da un impianto medio di pompaggio. Nel 2014 il numero di ore è sceso a 250, con l’uso minimo (200 ore) proprio dove si trova il 70% della potenza di pompaggio, al Nord, e l’uso maggiore dove ce n’è sono meno, nelle isole e al Sud.

SARA MELIS

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