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Con l'Apple Watch siamo tutti tracciabili

Alessia Chinellato

In Italia arriverà un po’ in ritardo, per i primi di maggio. Prezzi variabili, ma non inferiori ai 350 euro. Ha un look accattivante, cinturino variegato, schermo sottilissimo, è stato finalmente presentato il touch screen del futuro: l’Apple Watch. Così uguale eppure così diverso dai suoi fratelli prodotti da case rivali. Necessario possedere un iPhone per poterlo avviare e sincronizzare. Farà tutto per noi: dalla geolocalizzaione alla messaggistica. Ci permetterà di telefonare e di controllare i social network. Whatsapp in particolare, che in Italia – udite udite- ha superato, per la prima volta, Facebook. Controllerà il nostro battito cardiaco e ci permetterà di fare pagamenti semplicemente avvicinandolo alla cassa del supermercato. Una parte di noi. Indelebile. Che però sarà anche in grado di tracciarci: noi, le nostre abitudini, in barba a qualsiasi regola sulla privacy. Una volta si facevano i sondaggi, si cercavano i campioni. Adesso lo siamo tutti, più o meno consciamente. Non è che, a forza di stare al centro del mondo, con questa iper connessione, finiremo per diventare esseri uguali e indistinti, meno vitali e senza stimoli? Pronti a parlare con un braccialetto senza issare lo sguardo sul mondo? Incapaci di proferire parola?

Peccato la batteria duri poco. Chissà cosa ne sarà della nostra vita, una volta scollegati.

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