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Quando i maschi avevano ancora i peli

Matteo grandi

Si depilano, si fanno la ceretta e le sopracciglia ad ala di gabbiano, usano creme per il corpo, non badano a spese quando si tratta di comprare scarpe. L'8 marzo diventerà presto la loro festa: quella dei metrosexual, categoria maschile in aumento esponenziale, che non ha nulla a che vedere con l'omosessualità, ma che segna la definitiva comparsa sul pianeta di un nuovo genere sessuale: l'uomo senza palle. Quello convinto che al carattere si possa supplire con due gocce di “Caractère”, quello così Narciso che a forza di specchiarsi vede solo ciglia fuori posto nel proprio occhio ma perde di vista gli architravi della mascolinità, quello che a furia di incarnare gli archetipi del sesso debole, sta facendo scappare la donna. La quale, non solo per legittimo contrappasso, migra sempre più decisamente verso i cardini del sesso forte. Così la confusione è servita sotto forma di blend diabolico, nel quale l'ascesa sacrosanta delle pari opportunità si mischia confusamente alla regressione dei ruoli naturali. E sia chiaro: questa non vuol essere una geremiade contro l'emancipazione femminile né, tanto meno, una nostalgica litania in onore dell'uomo cavernicolo. Ma forse, nel giorno della festa della donna, chi ha davvero poco da festeggiare è proprio l'uomo. Perché mentre la donna, dopo anni di battaglie, inizia finalmente a trovare la sua strada, il maschio la sta perdendo. E andrà sempre peggio fin quando continueremo a scandalizzarci per una Conchita con la barba, piuttosto che per migliaia di uomini senza peli.

MATTEO GRANDI

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