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Multe arretrate a Milano la persecuzione dei ghisa

Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE Chi non ha niente da nascondere non teme la divisa, dice il saggio, ma non è così. Vedere un ghisa è un incubo, a prescindere. A Milano scatta sempre il senso di colpa. Perché quando sei al volante sei braccato. E anche chi è a suo agio con il codice stradale, ha registrato tutte le variazioni del percorso e dei parcheggi e gli improvvisi limiti di velocità, non può stare tranquillo. Perché c'è il passato, che torna a perseguitare. Questo inverno sono state spedite migliaia, forse milioni di multe arretrate.  Ovvio che si deve far cassa. Raccomandate con multe del 2012 e giù di lì, presunte non pagate e addizionate con vigore. Tu ricevi e non ricordi. Cerchi nelle scartoffie. Se sei un essere umano normale, non hai conservato il bollettino. Se sei un santo, o hai l'indole sacra del buon amministratore, sì. Nel primo caso ansia, e nessuna possibilità di sapere se sia giusto pagare. Quindi, pagare. Nel secondo ti capita che le trovi e che siano state pagate. Io ne sono la prova. Perché mia moglie è la santa. Pagate nei termini e nel prezzo previsti. Scannerizzo i bollettini, scrivo alla mail che viene suggerita, allego fotocopia CI, bollettino e pure CF. Ed esulto.. Dopo tre settimane mi risponde via mail il comandante dei vigili dicendo che non va bene. Ti tuffi in quella lingua assurda, violenta e artificiosa, non capisci, eppure i dati sono quelli: cifra e data, e tu sei in regola, lo dice il bollettino. Ma sei costretto ad andare in via Friuli e passare ore come un clandestino allo sbarco. Allo sportello ti aspetta uno più sfinito di te.

MAURIZIO BARUFFALDI
Scrittore e giornalista

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