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In memoria di Enzo Tortora

Claudio Camarca

“Dove eravamo rimasti?”. Enzo Tortora rientrò in RAI da innocente e con queste parole accolse il suo pubblico. Quattro magistrati avevano dato credito alle calunnie di miserabili criminali in caccia dei benefici per i collaboratori di "giustizia". Prelevarono il giornalista premurandosi prima di avvertire la stampa così da sbattere il Mostro in copertina. Lo confinarono in galera. Urlandogli contro nel corso del dibattimento. Lo trattarono come feccia. E quando alla fine è dopo anni venne assolto con formula piena, mai chiesero scusa. Mai esibirono pentimento. Al contrario, denunciarono i giornalisti che nel tempo raccontarono l'orrore perpetrato. Venendo per di più premiati dai loro colleghi togati con Procure offerte in gentile omaggio e promozioni fino a far parte del CSM.

A seguito della malefatta, i radicali promossero un referendum. Sulla responsabilità civile dei magistrati. L'80% di noi votò per il SÌ. Il Popolo si era espresso. Con un plebiscito di massa. Ma la politica non raccolse. Ci voltò la schiena. Ora, trascorsi trent'anni, il cerchio si richiude. Enzo Tortora ha perduta la vita. Ma a sua memoria si è fatta una Legge nel tentativo di impedire la sciatteria, l'arroganza, il solipsismo. L'iniquità del potere assoluto contro il cittadino inerme. Da dove eravamo rimasti, ora possiamo ripartire.

CLAUDIO CAMARCA

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