Spettacoli

Accorsi: Decamerone Ecco la peste di oggi

Roma/teatro

TEATRO La peste di oggi siamo noi. Che significa? «Che ai tempi di Boccaccio c'era la pestilenza e si moriva, oggi quella peste non c'è più ma ci sono altri morbi di cui non riusciamo a liberarci, i continui scandali, i ladrocini, le corruzioni, le connivenze tra potere politico e potere mafioso. Questi sono i nostri morbi e da questi, però, a differenza che dalla peste di Boccaccio, non si può e non si deve scappare. Bisogna affrontarli». 
Così parla Stefano Accorsi per presentare il “Decamerone. Vizi, virtù, passioni” che lo vede di nuovo diretto da Marco Baliani e che lo porterà in scena il 19 (sino all'1 marzo) all'Ambra Jovinelli per il secondo capitolo di una sorta di trilogia cominciata con l'Ariosto, continuata qui con Boccaccio e che si concluderà con Machiavelli. Ma per ora sulla scena di Roma è Decamerone, con un carro-furgone al centro di tutto, casa e teatro viaggiante della compagnia che si appresta a mettere in scena  le sette novelle guardando all'oggi, permettendo di volta in volta la creazione degli spazi e delle atmosfere necessarie alle storie narrate. Ed è teatro globale: «Per me - dice Accorsi - un teatro in cui usi le parole ma anche tutto il corpo, un teatro che potresti fare anche con una scena nuda, un teatro che mi fa pensare che una volta gli attori dovevano affascinare il pubblico per non farsi buttare ortaggi addosso mentre oggi tutto è più tiepido. Io amo il teatro che trasmette vita e speranza. Appunto il teatro che affronta le cose e non scappa».

SILVIA DI PAOLA

 

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