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Venti anni fa a Stoccolma il primo numero di Metro

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LONDRA. Il 13 febbraio 1995 per le strade di Stoccolma uscì la prima copia di Metro, il quotidiano gratuito destinato a rivoluzionare il mercato dei giornali in tutto il mondo e le abitudini di lettura del pubblico dei quotidiani. Sakari Pitkänen era nel gruppo che portò alla luce Metro, divenendone direttore responsabile alla fine degli Anni ’90 e poi nel 2008 global editor in chief, in sostanza il direttore supervisore di tutte le edizioni del mondo. Oggi Pitkänen non lavora più nel gruppo Metro, ma nelle scorse settimane ha dato alle stampe un libro dal titolo “L’arte di farsi nemici in tutto il mondo, la storia di Metro”.

Vent'anni fa avresti mai immaginato che il giornale sarebbe diventato il brand globale che è oggi?
Allora ero troppo occupato a far camminare Metro Stoccolma per guardare così lontano! Ma certamente i fondatori capirono subito le potenzialità di espansione internazionale. Un fattore chiave che ha contribuito all’affermazione di Metro è stato il ruolo delle grandi città, che hanno continuato a espandersi. Cittadini e lettori nuovi, che però non avevano un legame consolidato con la stampa tradizionale. Ecco, siamo stati bravi ad intercettare le esigenze di un pubblico nuovo, costituito da giovani, in maggioranza donne.

Hai intitolato il tuo libro: “L'arte di farsi nemici in tutto il mondo”. Questo è stato davvero Metro?
Nei primi dieci anni, ogni volta che lanciavamo una nuova edizione venivamo accolti da stuoli di avvocati, sindacalisti, oppositori e nemici di ogni sorta, che vedevano insidiato il loro business. Pelle Tornberg, Ceo fino al 2006, diceva sempre: «Se vuoi farti dei nemici potenti e una cattiva reputazione, avvia un giornale. Se cerchi nemici potenti in tutto il mondo e ha bisogno di una massiccia, cattiva stampa, lancia un giornale globale. Però abbiamo trovato anche 20 milioni di amici, i nostri lettori. 

Come ha fatto Metro ad avere successo in Paesi così diversi e anche culturalmente lontani tra loro?
Grazie all’idea solida e valida ancora oggi che i fondatori avevano di un giornale: che non deve essere un tabloid  a base di sesso, spettacolo e pettegolezzi. Bensì un foglio di notizie tendenzialmente neutre, non schierate. 

ANTHONY JOHNSTON, METRO WORLD NEWS

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