Green

Elettrosmog, nuove regole tra escamotage e paletti

Inquinamento

ROMA Nuove regole in arrivo sull’elettrosmog. Domani al Senato e mercoledì alla Camera (nelle rispettive commissioni Ambiente) verrà ascoltato il parere dell’Ispra sul nuovo regolamento per misurare la compatibilità dei campi elettromagnetici di nuovi progetti su edifici, privati e pubblici. Un decreto del ministero dell’Ambiente reso necessario anche da quanto prescritto dal decreto del 2012 “Crescita 2.0” e che è stato anticipato a dicembre con l’emanazione di una prima linea guida. Secondo il testo nei nuovi edifici le soglie sarebbero dimezzate rispetto ai limiti esistenti. Più garanzie quindi, ma il quadro è complesso: i due regolamenti avrebbero il compito di mediare tra le esigenze degli operatori Tlc e i timori delle Arpa e dei comitati. Le aziende, ovviamente, vorrebbero norme meno penalizzanti per ridurre tempi e costi della copertura 4G. I limiti elettrosmog italiani sono tra i più bassi in Europa: 6 volt al metro. Il decreto non intende innalzarli ma solo renderne meno rigida la misurazione. Un escamotage che piace agli operatori.

Cambio delle misurazioni

In sostanza come previsto da “Crescita 2.0”, le misure Arpa dovrebbero essere fatte ogni 24 ore invece che ogni 6 minuti. Quindi l’operatore potrebbe, ad esempio, sforare i 6 volt/metro per un breve periodo, per poi recuperare nel resto del giorno, dovendo rispettare solo una media calcolata sulle 24 ore. Di conseguenza, le emissioni giornaliere potrebbero essere maggiori rispetto alle attuali, visto che misure ogni 6 minuti obbligano gli operatori a tenere una media quotidiana inferiore a 6 volt per metro.

Moltiplicazione delle antenne

 
Il vantaggio per l’operatore, come spiega Corrierecomunicazioni.it, è la possibilità di concentrare un maggior numero di antenne sugli stessi tralicci. Dando quindi il via al 4G che in Italia stenta ad arrivare. Inoltre si potrebbero sfruttare maggiormente le infrastrutture esistenti, evitando i nuovi costi. E la salute? Le nuove norme spingerebbero alla moltiplicazione delle antenne, con poche garanzie per la salute dei cittadini sottoposti a un pericoloso effetto di accumulo. A loro spesso non rimane che ricorrere alle vie legali: nella maggior parte dei casi il braccio di ferro tra enti e residenti si declina in un invio incrociato di carte bollate, alla ricerca di qualche “appiglio” per boicottare l’ennesima antenna. Nel rispetto del principio di precauzione, troppo spesso disatteso.

STEFANIA DIVERTITO

Articoli Correlati
Green
Specie aliene