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Democrazia in scambio contestato il TTIP

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ROMA In molte piazze italiane venerdì scorso si è potuto assistere, chi con curiosità, chi con disapprovazione, alla mungitura collettiva in piazza di centinaia di mucche. Un’iniziativa che ha visto i produttori di latte protestare contro le importazioni che distruggono le produzioni italiane.
«Una premessa - secondo Monica Di Sisto, vicepresidente Fairwatch e portavoce della campagna Stop TTIP - di quello che accadrà con lo smantellamento delle tariffe e soprattutto delle barriere non tariffarie a causa del TTIP». Cosa c’entra il Trattato Internazionale di Libero Scambio con le mucche? Si tratta di un segreto e controverso accordo commerciale in corso di negoziazione tra Ue e Usa il cui scopo è spianare tutti gli ostacoli di natura non doganale al commercio: tra cui i regolamenti a tutela dell’ambiente e dei servizi pubblici.

Un colpo mortale

Accordo che, sempre secondo Di Sisto, sarà responsabile di «un’invasione di prodotti a basso prezzo che entreranno nel nostro Paese a tutto vantaggio delle imprese che trasformano prodotto importato a basso costo e che lo esportano, ma che daranno un colpo mortale ai nostri piccoli produttori e alla filiera italiana». Il trattato è in fase di discussione. Giusto venerdì scorso è terminato l’ottavo round dopo quattro mesi di stallo. Gli ambiti di discussione hanno riguardato vari settori: quello dei prodotti chimici, cosmetico, dei dispositivi medici, automobilistico, farmaceutico e dell’ingegneria tessile. Le due parti hanno inoltre promesso che l’accordo non indebolirà la protezione dell’Ue e degli Usa nei confronti dell’ambiente, dei diritti dei consumatori, della sicurezza e di altri obiettivi di politica pubblica.

Nessuna garanzia

Ma c’è forte scetticismo. Secondo Di Sisto «non c’è alcuna esclusione formale. Non dovremmo fidarci di un trattato zombie. Un trattato di una portata inaudita, che coinvolgerebbe il 40% del mercato globale e oltre il 40% del Pil globale». Il prossimo 18 aprile si svolgerà una prima “giornata transatlantica” di mobilitazione per raccogliere 50 mila firme. Sul sito top-ttip-italia.net informazioni su trattative e petizione.

Alcune delle ragioni di chi dice No

Questi alcuni “buoni motivi” che vengono sottolineati da chi si batte per fermare il TTIP.

Democrazia. Il trattato impedirebbe qualsiasi possibilità di scelta autonoma degli Stati in campo economico, sociale, ambientale, provocando la più completa esautorazione degli enti locali.

Sicurezza alimentare. Le norme europee su pesticidi, Ogm, carne agli ormoni e sulla qualità degli alimenti - più restrittive di quelle americane e internazionali - potrebbero essere condannate come “barriere commerciali illegali”.

Acqua ed energia. Sono settori a rischio privatizzazione. Le comunità che si dovessero opporre potrebbero essere accusate di “distorsione del mercato”. Il TTIP limiterebbe il potere degli Stati nell’organizzare i servizi pubblici e metterebbe a rischio l’accesso per tutti, a vantaggio di privatizzazioni che escludono i meno ricchi.

Diritti del lavoro. La legislazione sul lavoro, già drasticamente deregolamentata dalle politiche di austerity della Ue, verrebbe ulteriormente attaccata in quanto potrebbe essere considerata “barriera non tariffaria” da rimuovere.

Libertà e internet. I giganti del web cercherebbero di indebolire le normative europee di protezione dei dati personali per ridurli al livello quasi inesistente degli Stati Uniti, autorizzando un accesso incontrastato alla privacy dei cittadini da parte delle imprese private.

FRANCESCA DE MATTEIS

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