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Onnivori forever per crescere!

Maurizio Baruffaldi

Vado al cinema a vedere Hungry Hearts. Il regista è il figlio di Maurizio Costanzo, Saverio. Classico esempio in cui il figlio di papà non è raccomandato, ma da raccomandare. Per l’asprezza e la profondità del suo film. Un film che si mescola ai sogni e ai dormiveglia, che insiste a parlarmi, e mi costringe a parlarne. Una donna, vegana convinta e ultra documentata, si convince anche dell’aureola che circonda il capo del figlio appena nato; lo isola dal mondo e lo nutre senza nessun grasso animale. Con recinti di protezione, e mani lavate, e nessun rumore, e un’angoscia che sale e che prende lo spettatore, rapito dalla storia e nello stesso tempo sfinito, come quel bimbo che non cresce, che non può crescere. La nonna del neonato porrà fine alla tragedia in corso con un gesto disperato e altrettanto tragico. Necessario. Un finale che è sangue e vita, a chiudere un percorso pallido, protetto e alieno.
Mi perdoneranno gli ostili a questa mia rapida grammatica: l’idealismo ostinato, inizialmente puro, alla fine diventa sterile e feroce dittatura. L’evoluzione è invece contagio, capacità di dosare, apprezzare le differenze. E soprattutto non può fermarsi. Per questo deve difendersi, che significa anche uccidere. L’integralismo, qualunque esso sia, è una patologia. Onnivori, forever.
E anche se di carne ne mangio poca oggi ho bisogno di un hamburgher, e lo voglio ambulante, immerso nel caos della strada. Me ne faccio uno al primo camioncino sulla circonvallazione. E mi sento subito meglio.

 

MAURIZIO BARUFFALDI
giornalista
 

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