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La comunicazione secondo Bergoglio

BRUNO MASTROIANNI

In un modo o nell¹altro, tutti, ci siamo cascati: siamo diventati astratti. È questa la prima impressione che si ha a leggere il messaggio di Papa Francesco per la giornata delle  comunicazioni sociali, appena presentato in Vaticano. Il messaggio è sorprendente: si intitola
“comunicare la famiglia” ma non parla di come fare qualcosa, parla di cosa essere. Abbiamo passato decenni a intendere la comunicazione come un fare, comunicare è diventato un trasmettere messaggi, esprimersi, dare informazioni, al massimo siamo arrivati al concetto di condividere - salvo però averlo inteso sempre come un fare: un'azione in cui un “io”
mette a disposizione di un “tu” qualcosa. Ora Papa Francesco dice che la comunicazione è tutt'altro: non un'azione che si aggiunge alla vita, ma vita stessa: un entrare in contatto, un toccarsi. Sì perché tra le righe Papa Bergoglio ci sta dicendo che gli scontri e le contrapposizioni a cui assistiamo non sono dovuti tanto alle differenze quanto alla fittizia
astrazione su cui si basano. Il teorico confronto di idee dimentica ciò che della comunicazione è sostanza: occasione e rischio di rompere o creare legami, tra persone reali. Per questo per il Papa la famiglia non è un oggetto di comunicazione ma modello: è il luogo per eccellenza dove
le diversità di generi e generazioni si incontrano e lo possono fare proprio in virtù del legame tra le persone che ne fanno parte. Ce n'è abbastanza per riscrivere gran parte dei manuali di comunicazione, e per cambiare prospettiva nel nostro modo di entrare in contatto con gli altri.

 

BRUNO MASTROIANNI

 

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