Opinioni

Una boccata d'aria via smartphone

Maurizio Baruffaldi

Ho incrociato un tweet che ha rimbalzato parecchio nel globo. L'ha postato un certo Gary Pikovsky, progettista grafico americano. C'è una classe di adolescenti al Rijksmuseum ad Amsterdam, nella stanza dove è esposto il quadro “La ronda di notte” di Rembrandt, e tutti sono seduti, nessuno escluso, piegati sui loro smartphone o su quello del compagno. Nessuno guarda il dipinto. Meglio ancora: nessuno sembra nemmeno accorgersi che esista. Un commento non è necessario, scrive il Pikovsky. La foto dovrebbe dire già quel che serve. Dando ragione a chi scrive dell'abisso, la perdita di riferimenti, il chissenefrega della cultura classica, l'onni/presente che rincoglionisce.

Io ci ho visto altro. Una curiosità colorata, partecipazione vicina, nessuna apatia. Vitalità, rispetto a quel quadro che sarà anche un capolavoro, ma è così triste e ombroso: cosa vuoi che racconti a questi giovani che hanno un oggetto magico in mano? Fin qui, l'immagine. Poi ho pensato a cosa ci fosse dentro gli smartphone. Un link che magari partiva dal titolo del quadro, o dall'autore e poi finiva chissà dove. Ma anche solo un whatsappare bramoso, un postare su Fb, un essere con altri, in altri luoghi, presi dalle loro esplorazioni, soprattutto ormonali. Tra quei giovani più della metà avranno testa ed aspirazioni, oltre a dedicarsi al cazzeggio online, è certo. Nessuna apocalisse. A quell'età la gita culturale è solo un pretesto per prendere aria. Da sempre.

MAURIZIO BARUFFALDI

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