Opinioni

Ecco l'antropologia di "Mafia Capitale"

Claudio Camarca

L'OPINIONE Questo giornale lo aveva detto. Avevamo denunciato i luoghi, gli intrecci, il sistema. Del cancro denominato Mafia Capitale. Una costellazione di locali venuti su dal nulla. Facce lombrosiane sedute ai tavolini di Ponte Milvio e piazza Euclide. Fuoriserie zigzaganti nel traffico della movida e arroganti fuoristrada nerofumo. E droga sparsa a piene mani nelle vie percorse dai nostri figli. Insieme all'arroganza dell'impunito. Più che fuori Legge, oltre la Legge. Eredi legittimi del motto guascone “Me ne frego”. Un virus inoculato nei caratteri imberbi dei nostri ragazzi. Particelle tumorali cannibali in grado di divorare insegnamenti basati sul rispetto per se stessi e la capacità di accoglienza verso gli altri.

Avevamo allertato. Fatto la spia. Annusato il cambiamento antropologico in atto lungo il fiume Tevere e all'ombra delle cattedrali. Bianchi sepolcri distanti dalle strade. Pigramente acciambellate sulle donazioni pervenute al dì di festa. Nessuno ha fatto niente. Eccetto le Forze dell'Ordine. Niente la politica, che anzi si è illuridita di quel pastone. Niente le istituzioni, impegnate com'erano a ingozzarsi nel trogolo. Niente la famiglia, emblema irresponsabile di una società vacua tesa al soldo e alle creme di bellezze. Magistrati e polizia si sono messi sulle spalle le geometrie del viver civile. Hanno operato per educare. Un compito che non spetterebbe a loro. Ma a quelli che ci chiedono la fiducia nell'urna elettorale. E che dovremmo spazzare nella rete fognaria.

CLAUDIO CAMARCA
regista e scrittore

Articoli Correlati
Opinioni