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La felicità a un passo ma deve essere fine a se stessa

SAGGI

SAGGI Abbiamo un disperato bisogno di essere felici. Ma cosa ci manca per esserlo? Ne parliamo con Raffaele Morelli, psichiatra e direttore di Riza Psicosomatica, del quale è appena uscito “La saggezza dell'anima” (Rizzoli, p. 136, euro 17,50). Mentre in libreria aumentano sempre di più i libri sulla gioia cerchiamo di capire con lui da dove nasce tutto questo bisogno di felicità e quanto si sposa con la consapevolezza.

Nel suo nuovo libro invece lei scrive: “Siamo piante che devono fiorire, non target da raggiungere o modelli da imitare”.
Sì, esatto. La felicità si allontana da noi quanto più la cerchiamo. Se lei cerca di raggiungere un obiettivo si allontana dalla felicità. La felicità è uno stato interiore libero da scopo.

Il bisogno di felicità spesso è collegato all'amore…
Noi facciamo dipendere l'amore dagli altri. Gli antichi non avrebbero mai detto “io sono innamorato di Maria” piuttosto “Afrodite è scesa in campo”. Ha chiamato me e lei perché noi, innamorandoci, entriamo nell'amore.

Resta il bisogno, la sete di felicità che vuole essere soddisfatta. Come ci si arriva?
La felicità che tu determini è una felicità scadente, la sola  felicità autentica è quella che arriva spontanea.

E quindi perché siamo infelici?
Perché la nostra essenza non si sta esprimendo. Lei immagini una quercia che si mette a fare il pino. Se sei una quercia fai la quercia. Se sei  un pino e fai la quercia ti ammali…

Ma come si fa a raggiungere questo stato di spontaneità?
Per esempio perdendoci a fare un lavoro che ci piace. Quando sei immerso nelle azioni che fai e ti perdi allora sei nella felicità. 

Per essere felici che tipo di consapevolezza bisogna avere?
Un esercizio che faccio fare ai miei pazienti è chiudere gli occhi e di immaginare loro stessi in una scena di felicità da bambini. Quando eravamo bambini avevano dei talenti che poi si sono persi… Bisogna recuperare questa coscienza.

ANTONELLA FIORI

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