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Per la birra un futuro poco spumeggiante

made in italy

Roma Un sorso su tre se lo beve il fisco. È uno slogan, ed è efficace: lo usano i produttori di birra italiani per la loro battaglia contro quanto accadrà il primo gennaio 2015: il terzo aumento consecutivo alle accise della birra. Un valore che balzerebbe dagli attuali 32,4 a 36,5 euro per ettolitro. Sembra poca roba? Basti pensare che rispetto al 2003 siamo a +117,3%. Un raddoppio. Per un settore costituito da 500 produttori sparsi in tutta Italia, tra grandi marchi (14 stabilimenti industriali, 2 impianti produttivi di malto) e microbirrifici artiginali.

Un settore in espansione

Il 70% della birra consumata in Italia è anche prodotta nel nostro Paese, che mostra quindi vivacità imprenditoriale, ma che ha le accise fra le più alte d’europa. Negli ultimi 5 anni sono nate circa 300 micro aziende birrarie, con imprenditori nella maggior parte dei casi under 35. Tutte insieme queste aziende producono circa 13,5 milioni di ettolitri di birra all’anno (dato 2012), che fanno dell’Italia il decimo produttore in Europa davanti a Paesi dalla grande tradizione birraria come Austria, Danimarca e Irlanda.

Lavoro a rischio

Parliamo di 4.700 occupati diretti (+4,4% sul 2011), 15.000 fra diretti e indiretti e 136.000 compreso l’indotto allargato. Che esportano lo stile di vita italiano nel mondo: nel 2012 l’export italiano di birra ha toccato i 2 milioni di ettolitri, il doppio rispetto al 2006. «Oggi – ci dice Assobirra - quando compriamo al supermercato una bottiglia di birra da 66cl, 37 centesimi sono di tasse. Con i nuovi aumenti decisi dal Governo si rischia di arrivare nel 2015 a 45 centesimi di tasse. Insomma, già oggi più di un sorso di birra su tre se lo beve il fisco. Se le decisioni del Governo saranno confermate dal Parlamento, a partire dal 2015 quasi un sorso su due della nostra birra se ne andrà in tasse. E a pagare saranno soprattutto i 35 milioni di italiani che bevono birra e le 150.000 donne e uomini che lavorano nel settore e nell’indotto».

L’oro delle tavole è a rischio

La lista delle sagre annullate è lunga. In Umbria, l’olio novello è diventato più prezioso del petrolio. Chi ha scorte familiari, le conserva. La vendita è al lumicino. E il rischio truffa è dietro l’angolo, suggeriscono dalle associazioni dei consumatori. Quello che sta capitando verrà ricordato come l’anno-ecatombe per la produzione olearia italiana. Colpa del maltempo e di una estate troppo piovosa che ha favorito gli attacchi di patogene (in primis la mosca olearia), provocando danni sul fronte quantitativo e qualitativo dell'olio. Con numeri da brivido soprattutto in Umbria (-45%), Toscana (-40%), Campania (-40%), Puglia (-35%). Con punte di -45% per Basilica e Abruzzoia. Nel Centro e in Liguria si attende una produzione quasi dimezzata. «Sorveglieremo la distribuzione - dice Assoconsumatori - affinchè l’olio nostrano di produzione 2014 non venga impropriamente “spezzato”».

STEFANIA DIVERTITO

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