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La guerra contro il piombo

AMBIENTE

ROMA C’è una guerra che si combatte a colpi di leggi, ricerche scientifiche, lobbing. Che ha come teatro boschi e zone umide. Parliamo del piombo: se ingerito o inalato può colpire quasi tutti gli apparati dei vertebrati, ed è pericoloso per i bambini a qualunque concentrazione. In tutta Europa ricercatori e associazioni ambientaliste ne chiedono l’eliminazione dalle munizioni da caccia, dato che il suo uso è già vietato in vernici, carburanti, giocattoli. Negli Stati Uniti nel 2012 sono state utilizzate oltre 69.000 tonnellate di munizioni, cifra seconda solo alla quantità di piombo per le batterie (smaltite però come rifiuto speciale, a differenza dei pallini dei cacciatori dispersi nell’ambiente). In Italia nel 2006 (ultimi dati disponibili) ne sono state disperse 10.000 tonnellate. Attualmente è bandito solo nelle aree umide del programma Natura 2000, nonostante la sua tossicità sia acclarata.

Ma la lobby dei fabbricanti d’armi e dei cacciatori non ci sta e fornisce numeri precisi: per l’International Lead Association solo l’1,4% del piombo utilizzato ogni anno è alla base della produzione delle munizioni. Una porzione marginale del totale. «Per contro – racconta a Metro l’Anpam (Associazione Produttori Armi e Munizioni, Ong presso l’Onu) - se si dovesse arrivare al divieto si metterebbero a rischio 145.000 posti di lavoro in Europa, 20.000 solo in Italia». E indica due recenti documenti dell’EFSA (European Food Safety Authority) del 2010 e 2012 secondo i quali non ci sono differenze nei livelli di piombo in soggetti più o meno consumatori di selvaggina.
Alternative al piombo? Secondo una ricerca del National Geographic, si potrebbe utilizzare una lega di nickel, tungsteno e ferro dolce. Certo più costosi. I produttori la rigettano, e chiedono: «Siamo sicuri che l’utilizzo  di tungsteno o acciaio  sia meno inquinante del piombo?».

 

STEFANIA DIVERTITO

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