Salute

"Mi sta a cuore il tuo cuore", la campagna

Prevenzione

SALUTE Andare al cuore del problema. Per combattere e soprattutto prevenire le malattie cardiovascolari che in Europa rappresentano la principale causa di mortalità (52% nelle donne e 42% negli uomini). Perché nonostante i numeri dei casi così elevati, quasi l'80% delle patologie che interessano il nostro organo vitale per eccellenza e colpiscono persone con meno di 75 anni può essere prevenuto senza ricorrere all'intervento chirurgico. Come? Attraverso il controllo dei fattori di rischio e un corretto trattamento farmacologico. Negli ultimi 10 anni infatti il tasso di mortalità per le malattie ischemiche del cuore è diminuito del 33% grazie alla diagnosi precoce, ai farmaci e all'attività di promozione di stili di vita sani. Una vera e propria strategia a cui punta “Ci sta a cuore il tuo cuore”, campagna promossa da Apoteca Natura  con la Società italiana di Medicina Generale e delle cure primarie e l'Associazione Medici Diabetologi (www.apotecanatura.it). Come sottolinea il dottor Giuseppe Ventriglia a nome dei medici di famiglia: «È importante diffondere in modo capillare un messaggio chiaro e fondamentale, e cioè che il nostro stile di vita è la medicina più importante. Alimentazione corretta, attività fisica regolare e abolizione dei fattori di rischio, come ad esempio il fumo e l'alcol, rappresentano le armi vincenti per combattere, a qualsiasi età, l'insorgere di patologie cardiovascolari».

A novembre, in oltre 500 farmacie d'Italia si avranno a disposizione dei veri e propri strumenti di prevenzione: oltre a ricevere un opuscolo informativo sui corretti stili di vita, nei 4 martedì del mese sarà possibile fare controlli gratuiti della pressione arteriosa, della misurazione del colesterolo, dell'indice di massa corporea e della circonferenza addominale, tutti segnali che se indirizzati male portano lontano dal cuore (sano). E sarà possibile individuare i propri fattori di rischio attraverso un questionario che fa riferimento a strumenti ufficiali come la Carta del Rischio Cardiovascolare dell'Iss e il Test Findrisc dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per stimare il rischio di diabete di tipo 2.

LUISA MOSELLO

 

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