Opinioni

A Madia molestie a mezzo stampa

PAOLA RIZZI

Calippo sì. Gelato no? Verte tutta attorno a questo stringente interrogativo la querelle sul politically correct lanciata dal direttore di Chi Alfonso Signorini in risposta alle palate di indignazione (oltre ad un procedimento disciplinare dell’ordine dei giornalisti) per le due pagine dedicate dal suo giornale ad alcune foto rubate del ministro Madia mentre mangia un cono gelato in macchina, con il titolone: “Ci sa fare col gelato”.  Fine. Tragicamente inchiodato all’unico doppio senso possibile.

Signorini è sottile, fa finta di non buttarla in politica e si limita a demolire la Madia semplicemente perchè donna. Nell' uso talvolta disinvolto delle quote rose a destra o a sinistra, poi alla fine, quando si vuole colpire duro, si finisce sempre per colpire sulla pelle della quota rosa medesima, ridimensionata a pura femmina, quindi zero nella graduatoria del bullo. E per quanto sottilizzi e mi sforzi, giuro, di sintonizzarmi sull’allegro cazzeggio del trash, non riesco a trovare nessun argomento contrario alle ovvie accuse di sessismo e volgarità, di peso e misura uguali alle battutacce che ognuna di noi si becca nella sua vita semplicemente camminando per strada, come ha ben documentato il video virale di Hollaback, in cui si vede una ragazza molestata 108  volte in dieci ore mentre passeggia per New York.

Commenti volgari, doppi sensi fuori contesto fino alle pacche sul culo, sono cose a cui tutte noi siamo abituate, il brodo di “cultura” sessista nel quale abbiamo sguazzato e ci siamo dovute fare largo. Il fatto che queste cose capitino tutti i giorni non le derubrica dalla categoria di “molestia”, men che meno oggi che pure il legislatore ha cercato di metterci una pezza. A mezzo stampa poi la molestia è più grave.

E la storia di Francesca Pascale che lecca il calippo a teleCafone immortalata in una foto su Oggi, che secondo Signorini sarebbe la stessa cosa, in effetti non lo è perché la Pascale si è messa in posa e si è pure divertita. Il moralismo non c’entra nulla e nemmeno il buon gusto. Ma la deontologia sì, parola vecchia ma ancora socialmente utile e non rottamata. Il mondo è cambiato e il sessismo come formidabile arma di distruzione di credibilità delle donne va messo definitivamente al bando, come le bombe a grappolo.

PAOLA RIZZI @paolarizzimanca

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