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Omicidio Garofalo il pentito svela Anche Denis doveva morire

giustizia Parole d’amore e di agghiacciante ferocia. Sono quelle pronunciate ieri al processo d’appello per l’omicidio di Lea Garofalo, da Carmine Venturino, ex fidanzato della figlia della vittima, Denise, ora pentito. Il ragazzo, da dietro un paravento, ha raccontato la verità sulla morte della collaboratrice di giustizia, uccisa per mano dell’ex compagno Carlo Cosco (padre di Denise, che la ragazza fece condannare in primo grado).
Nascosta in un’aula vicina, Denise ha ascoltato tutta la deposizione, che Venturino ha iniziato dicendo: «Prima di essere arrestato mi sono pentito perché vedevo Denise sola e disperata.  Ho iniziato a frequentarla poi lei è un angelo e mi sono innamorata di lei, ma non sono riuscito a dirle la verita su sua madre. Accuso i miei coimputati -che considero una famiglia - e mi accuso solo per amore di Denise». Poi ha ricostruito l’omicidio, per il quale lui, Cosco e altri quattro, in primo grado erano stati condannati all’ergastolo. Una ricostruzione diversa da quella del  primo grado.
La “macchia”
Per il pentito, il delitto  era stato «imposto dalla ‘Ndrangheta» perché la donna «portava una macchia» per aver «abbandonato il marito in carcere» e per aver deciso di collaborare con la giustizia. «Secondo le regole», ha spiegato Venturino, «a ucciderla doveva essere Floriano Garofalo, fratello della donna, che però si rifiutò, quindi Cosco ottenne «il permesso dalle Famiglie calabresi di uccidere Floriano». Ma, dopo averlo ucciso,  «ha il dovere di uccidere Lea». Omicidio che avvenne in un appartamento di piazza Prealpi, dove Lea fu strangolata  con la corda di una tenda.
“Fate quello che dovete”
Ma non basta, perché Cosco (che tre giorni fa si è assunto la responsabilità dei fatti e chiesto scusa alla figlia), avrebbe voluto uccidere anche la figlia Denise «perché dopo l’omicidio la ragazza stava parlando con gli investigatori e aveva manifestato sospetti su di lui per la scomparsa della madre», ha spiegato  Venturino. Cosco avrebbe infatti detto: «se sono vere queste dichiarazioni che sta facendo, fate quello che dovete fare».
Il corpo bruciato
Agghiacciante il racconto di Venturino su come è stato fatto sparire il corpo: «Abbiamo preso un grosso fusto di metallo, di quelli alti dove si tiene il petrolio. Abbiamo messo il cadavere dentro spingendo il corpo in modo che non uscisse fuori, a testa in giù e mentre bruciava, con una pala spaccavamo le ossa». Un fuoco durato tre giorni.
(Metro)

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